venerdì 31 agosto 2018

SPAZI DI CURA E COLORE - LA CAMERA ROSA

Un progetto per l'altro...

"Il Codice Rosa identifica un percorso riservato a tutte le vittime di violenza, senza distinzione di genere e di età, e offre:

-riservatezza
-maggiore accoglienza
-disponibilità all'ascolto 

Permette di ottemperare agli obblighi di:

-rilevamento delle prove
-alla loro raccolta e conservazione

e contribuisce al riconoscimento e all'emersione di lesioni derivanti da maltrattamenti o violenza, garantendo una rapida attivazione del percorso.

Nel Pronto Soccorso dell'Ospedale avviene:
-  riconoscimento della violenza
-  attivazione del Percorso Rosa
riservatezza e anonimato
-  richieste consulenze specialistiche

LA CAMERA ROSA

Rientra in una delle fasi/azioni di maggiore tutela nell'ambito del Codice Rosa.
E' un ambiente :

- accogliente
- protetto
- tutelato dalla privacy

dove la vittima di violenza può sostare sino al completamento del percosro socio sanitario, oppure, se ritenuta a rischio nella propria abitazione, fino a quando non viene trovata una soluzione abitativa sicura/protetta."
Dott.ssa Liliana Maglitto
Coordinatrice Equipe


Grazie all'AVIS del Comune di Verbania e alla Presidente Simona Sassi, all'A.S.L. V.C.O., al contributo di associazioni e volontari e all'quipe della dott.ssa Liliana Maglitto, si è potuto realizzare un progetto di grande umanità e inaugurare il luogo di accoglienza denominato "Camera Rosa", spazio per il conforto e la comprensione verso chi è più fragile e ha bisogno di reale aiuto.
 

LA MIA COLLABORAZIONE
Sono stata chiamata a collaborare alla progettazione dello spazio interno della camera, soprattutto per far si che tale spazio - da stanza ospedaliera di degenza - diventasse un locale quasi domestico, completamente diverso dal contesto di cura nel quale si trova.
 

 














I percettori di questo spazio, donne a volte con bambini, fanno parte di un'utenza fragile, bisognosa di cura, che desidera sentirsi accolta e rassicurata, non abbandonata, compresa e non giudicata. Tali persone subiscono violenze psicologiche, fisiche, che lasciano segni visibili o invisibili ma non meno terribili e dolorosi.

Nella camera si accolgono persone, si parla con loro, si cerca di lasciare del tempo e dello spazio a loro disposizione; i bambini devono avere modo di giocare, di distrarsi.

Lo stato di fatto sul quale ho lavorato aveva forti connotazioni istituzionalizzate: essendo una stanza di degenza l'arredo era tipicamente ospedaliero; percettivamente risultava d'impatto molto stretta, alta, con una parete imponente di fronte al letto, poca luce artificiale, assenza di cromatismi, degrado nei particolari.

STATO DI FATTO CAMERA


















Si è pensato di sostituire i pochi elementi d'arredo con un divano letto, un tavolino e due sedie, una lampada a stelo, risistemare l'armadio esistente eliminando la porta e facendolo diventare una nicchia nella quale riporre giochi e libri per i bambini, in modo da rispondere ad oggettivi bisogni funzionali.





































Sono quindi intervenuta con un progetto cromatico su basi percettive, per ridare all'ambiente una cura e un valore necessari per rispondere alle istanze dei percettori futuri.



RELAZIONE progetto cromatico percettivo - “Sala Rosa” accoglienza e cura - VB – 2018



Strutture, spazi dedicati all’assistenza di un’utenza fragile, abbisognano ancora di più di attenzioni verso la qualità percettiva ambientale.

E’ infatti chiaro, oramai, che la qualità delle relazioni passa attraverso la qualità dell’ambiente e che c’è sempre correlazione/biunivocità tra l’individuo e l’ambiente vissuto, per il quale ciascuno di noi crea una propria “mappa mentale” di riferimento.

Il PROGETTO tiene conto di tale rapporto e dell’importanza dei bisogni del percettore che fruisce lo spazio. La scena percettiva è costruita per le persone ed attorno ad esse: tiene conto di come si muovono, come si relazionano, quali gesti compiono...

L’OBIETTIVO è ricreare un luogo dove soprattutto si possa trovare accoglienza, sostegno, sicurezza e benessere psicofisiologico.

Quello che definiamo benessere si manifesta se sussiste un equilibrio dato dalle condizione che un luogo dà realmente.  

Nel caso della stanza “Rosa” non si è data importanza alle tinte utilizzate in sé perché cercare dei significati nelle singole cromie è piuttosto riduttivo; ciò che è stato messo in risalto è il modo in cui i colori dialogano tra loro, il sistema allogativo e la presenza di policromia.

La palette scelta è comunque volutamente lontana dai colori istituzionalizzati e già utilizzati dell’ospedale come i verdi, gli azzurri o i gialli, i grigi e i bianchi, per dare uno stacco e far si che lo spazio venga identificato come abitazione

I colori sono stati progettati utilizzando il sistema NCS, con due piani di tinta:


0505- R60B 0525-R60B  1040-R60B

0530-Y60R  1060-Y60R

I colori chiari hanno stessa nerezza - tenuta come costante - così come quelli più cromatici.



Gli apparati allogativi sono costituiti da forme, schemi, basati su linee di confine che individuano spazi di colore. Leggendo le linee di confine – ed il cervello percepisce prima esse e poi le superfici – si riesce a identificare l’area cromatica interna ad esse e a leggere la scena con maggiore chiarezza.



Sappiamo – le neuroscienze insegnano – che un colore unico in uno spazio fa si che il cervello legga l’ambiente come una sorta di scatola, stressando per altro l’osservatore.

La rappresentazione di un “paesaggio” a più piani, con profondità, policromia, effetti figura/sfondo, completamento amodale, porta invece il precettore ad interpretare ciò che osserva, a secondo del proprio vissuto; fornire più suggerimenti, informazioni, rende inoltre l’osservatore più rilassato.


Le geometrie pulite, qui utilizzate, vengono lette agevolmente nella loro totalità e le allogazioni dei colori ben si integrano con possibili arredi e componenti.

Dal divano cosa si vede? Non più una grande parete monocromatica, ma dei pieni e dei vuoti che portano a pensare ci sia un fondale, un altrove, un paesaggio o qualsivoglia schema si interpreti col proprio vissuto e la propria fantasia.



Dare orizzonti, profondità, tridimensionalità, contrasto (dove compare contrasto, le differenze tra colori e forme risultano meglio delineate) e policromia al luogo percepito, induce chiunque – anche in condizioni di fragilità psicologica, o cognitiva, o fisica – a ri-conoscere e percepire a livello biologico/istintuale quello che vi è attorno. 

E’, in un certo senso, come entrare in una scena naturale che tutti sappiamo essere benefica per il nostro stato psicofisiologico.

Il progetto ha voluto ripercorrere l’approccio di tipo percettivo proprio per poter rispondere al meglio all’istanza di “cura” dell’utenza.

Lo spazio prevede nella sua fruizione una zona relax/riposo, un angolo conviviale con tavolo e illuminazione diversificata e un’area riservata al gioco e ai bambini. L’intento è quello di riproporre un’atmosfera a carattere familiare, quasi domestica, di rassicurazione.



















Ringrazio di cuore Simona, l'Avis di Verbania, la dott.ssa Maglitto, per avermi chiesto di collaborare al progetto e per aver dimostrato che lavorando insieme - con diverse competenze - si può fare la differenza.
Entrata - passaggio












sabato 25 agosto 2018

I colori che non vorrei...

Detto da me sembra strano. 
In effetti non esistono colori che non vorrei vedere. A me piacciono tutti e sempre.
Nel contesto adatto però.
Soprattutto, se posso trovare gradevole il rosso di un oggetto, non significa che in ogni occasione quel dato rosso e quel dato oggetto mi debbano piacere.

Prendiamo ad esempio queste due foto

CONTESTO SBAGLIATO
 
CONTESTO GIUSTO

 
Siamo sulla spiaggia del Lago Maggiore. Se il mio occhio viene colpito dal particolare dorato di un guscio, va tutto bene. Il luogo è coerente, naturale, l'oggetto che sto osservando è affascinante nella sua semplicità e il suo colore quasi magico.

Il ragionamento smette di funzionare se in mezzo ai ciottoli e alle alghe secche vengo distratta da un rosso violaceo, appartenente ad un elemento plasticoso estraneo a questo eco-sistema.

L'accendino è percepibile da lontano, con questa luce forte, zenitale, e brilla in tutta la sua degradante oscenità di oggetto abbandonato. 

Fosse solo un caso, forse potrei pensare che qualcuno lo ha perso...ma ormai mi sono putroppo abituata - si fa per dire - alla totale inciviltà e maleducazione di alcuni esseri umani. Quando vado a prendere il sole e a godermi il suono delle onde sulla spiaggia del lago, ho l'abitudine di portare con me un sacchetto per raccogliere le schifezze sparse in giro. Una questione di difesa dell'ambiente, la mia, con il timore aggiunto che anatre o svassi possano soffocare ingoiando cellophane. Una morte terribile. 



Questi, nella foto a fianco, dovrebbero essere i soli colori del lago. Che poi sono davvero tantissimi e meravigliosi.
Dovrebbero bastare a tutti ed essere rispettati. 


Perché rovinare tanta bellezza? 













 

mercoledì 18 luglio 2018

La MOSTRA sulla Grande Guerra e il colore NERO













LO SPAZIO DELLA MEMORIA – LA MEMORIA DELLO SPAZIO 




 
LA MOSTRA


LA GRANDE GUERRA E DINTORNI
ESPOSIZIONE STORICO/CULTURALE"

MOSTRA - COMUNE DI LESA – 15 LUGLIO 5 AGOSTO 2018

C/O Sala Società Operaia – Piazza IV Novembre - Lungolago di Lesa


Collezione arch. Uberto Visconti di Massino
Testate originali collezione Mirko Valtorta



Allestire una mostra è un processo delicato e complesso.
Se poi il tema centrale è la Grande Guerra, si aggiunge una responsabilità che va oltre “il progetto espositivo ben eseguito”.
Ci dev’essere cura ed attenzione, soprattutto verso le persone, perché LE PERSONE fanno e hanno fatto la storia.

Ho pertanto cercato di dare alla preziosa COLLEZIONE dell’arch. Uberto Visconti di Massino, un valore diverso, collocandola in uno spazio che potesse raccontare, emozionare, ri-creare memorie.
L’intento non è stato quello di esporre per esporre, ma di tracciare segni, scrivere STORIE nella storia, lasciare tracce, ripercorrere tratti di vita vissuta.

Ho cercato di mettere in evidenza i VOLTI, gli SGUARDI, le IMMAGINI più che le parole, la narrazione regalata dagli OGGETTI, la rievocazione dei momenti, per tirare un ideale filo tra ciò che è stato e ciò che ora siamo.
Noi - uomini, donne, bambini - siamo destini che si incrociano dentro trame invisibili; nel dolore e nella gioia, nella tragedia e nella resurrezione, passato, presente e futuro compongono una lunga catena che ci unisce.

Non possiamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare, ma conoscere, sapere, comprendere, affinché nella conoscenza e nella scoperta della nostra identità - della nostra umanità – si consolidi il rispetto, la pace e l’amore per la vita.


Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a questo progetto, in particolare un “grazie di cuore” all’amico M. Savazzi. Ai miei due “angeli custodi”, Angelo e Maurizio.



PREMESSA


NERO



Noi non percepiamo mai delle pure qualità cromatiche, ma i colori sono da noi
vissuti sempre in relazione a una particolare struttura percettiva, sono colori di
qualche cosa, ci appaiono integrati con gli altri aspetti fenomenici del nostro
mondo visivo”. [Gaetano Kanizsa, 1980]




Citando A. Bottoli e G. Bertagna: “ Ciò che vediamo come nero emette nel visibile una minima parte dell’energia luminosa ricevuta. Il nero assoluto (teorico) prevede una minima emissione di fotoni da parte dell’oggetto. In visione scotopica profonda è facile che ai segnali minimi di lettura fotonica si sovrappongano le scariche basali dei fotorecettori con conseguente rumore visivo di fondo:
  • minima energia verso l’esterno
  • massima energia all’interno
  • potenzialità nascoste”
(G. Bertagna, A. Bottoli, “Perception Design”, Maggioli Ed., 2009, pag. 240)


Dicendolo banalmente percepiamo un oggetto come “nero” in quanto tutte le frequenze vengono trattenute e non selettivate e poi riemesse.

Un oggetto nero trattiene.

Come per ogni altro colore percepito, esso è tattile, aptico, legato alle sensazioni visive che non comunicano solo informazioni ottiche, ma anche proprie del mondo tangibile, materico.

Un oggetto nero è solido, pesante. Crea volume. Si tocca, da lontano.

Il nero, è stato a lungo associato alla caverna, alla grotta, all’oscurità notturna, ai luoghi bui, ma anche sacri. La prima testimonianza di primi segni neri si ebbe proprio nelle grotte a Lascaux, 15.000 anni a.C.
La grotta, la caverna del resto subisce l’ambivalenza del simbolo, è si un luogo oscuro, ma che protegge, difende.

Un oggetto nero, non filmare, non volume, nasconde, copre.

Il nero è però unito alla luce: non c’è possibilità di percepire il colore senza illuminazione; il colore, dopotutto, è luce. Nel comune modo di pensare, valutiamo la vita come un viaggio fatto di chiaro/scuro, giorno/notte, tunnel bui e uscite luminose, oscure presenze e lampi gioiosi. Il nero ed il bianco sono opponenti che il nostro cervello legge in coppia. Sono i primi nomi comparsi per denominare i colori, secondo le categorizzazioni semantiche monolexemiche, ordinate seguendo l'evoluzione antropologica (Berlin e Kay).

Un oggetto nero è letto meglio, se esiste il contrasto. Nero opaco e luce.








IL PERIODO – IL COLORE

Durante la Rivoluzione Industriale il nero era visibile ovunque: nel carbone, catrame, bitume, nelle ferrovie, fuliggine, sporcizia, inquinamento, nelle fabbriche.
Come dice Brusatin “(…) con la polvere sollevata dal movimento industriale di macchine e ciminiere, la città si andava annerendo e oscurando ineluttabilmente…” (M. Brusatin, “Lezione sui colori”, Libreria Ed. Cafoscarina, VE, 2005, pag. 97), anche se – e Bruno Taut insegna – all’inizio del Novecento il colore si inserisce come elemento di riqualificazione urbana, suggerendo schemi percettivi e policromie.
Il nero divenne in seguito il colore del mondo degli affari e della produzione industriale, che immetteva oggetti di uso comune sul mercato (bianchi, neri, grigi o bruni), privi di colori vivaci, malgrado la chimica dei coloranti permettesse ormai qualsiasi scelta cromatica. (Henry Ford, per esempio, produceva solo auto nere).
Il nero assume valore di assolutismo, di fondamentalismo, di chiusura, di morte, di paura, quando si pensa alla guerra. Ma anche rivolta, a volte silenzio, a volte rigore, a volte valore e dignità, regalità.
Il terrore delle trincee e la noia di momenti, il dolore e l’attesa, le perdite umane e la povertà, sono solo alcune immagini di un periodo che si è colorato di scuro.
L’oggetto nero, nella mostra, diventa tutto questo: rievocazione, caverna protettiva, elemento che nasconde e in realtà mette in luce, spazio chiuso per mostrare, esporre, dare valore alla storia fatta di oggetti e sguardi. Solido e forte, racchiude la luce, l’atmosfera, la memoria, l’identità di chiunque abbia sofferto e vissuto quei momenti.


1) SUGGESTIONI per un allestimento

Conoscere la guerra è l’attività di una cittadinanza informata, e i musei sono quei luoghi in cui vengono sollevate questioni morali, vengono poste domande circa i conflitti, il sacrificio, la sofferenza, la fratellanza, il coraggio, l’amore, la trascendenza. I musei consentono ai visitatori di interrogarsi su questi temi, tramutando il tempo della guerra in spazio museale.
(Jai Winter , Museums and the Representation of War, «Museum and Society», 2012)

L'ideazione dello spazio espositivo e dell'allestimento della mostra parte dal concetto di RACCONTO, soprattutto esperienziale, veicolato dagli oggetti utilizzati nella Grande Guerra.
Il ricordo di questo periodo per altro continua nelle epoche successive e viene sottolineato con l’esposizione di oggetti raffigurativi che hanno in seguito ri-evocato – in modi diversi – la Grande Guerra. Si pensi, per esempio, alle storie epiche di Hugo Pratt con Corto Maltese (“La ballata del mare salato” esce nel 1967 e introduce il personaggio di Corto Maltese, nello scenario della prima guerra).
L’oggetto è driver comunicativo di un periodo storico, di una società, di economie e costumi. Ricostruisce a livello iconico segni e significati, memorie e identità. Richiama immagini e persone.
Come afferma Luca Basso Peressut:
"Attraverso gli oggetti si rievocano i corpi delle persone scomparse a cui questi appartennero (...)

Solo nei musei e nelle esposizioni, in quanto luoghi in cui il corpo del visitatore viene ingaggiato in rappresentazioni che corrispondono a una messa in scena spaziale e figurativa, si può creare un confronto più diretto e partecipato con gli avvenimenti storici. Come afferma Sophie Wahnich il museo «non si accontenta di accogliere delle emozioni costruite a priori, ma restituisce ai sensi le condizioni estetiche della visita, operando attraverso le scelte tematiche e museografiche» [Wahnich 2011, 58]. (...)

Nell’ambito della comunicazione museale l’architettura è un importante elemento di identificazione: crea simboli e veicola messaggi, sia in termini di contesto che di contenuto, partecipando a sollecitare empaticamente il sentimento di consapevolezza del visitatore. L’architettura, come pratica estetica di costruzioni di spazi e forme significanti, è indispensabile per creare luoghi rappresentativi di memoria, commemorazione ed insegnamento. Con il suo porsi a distanza temporale dagli accadimenti e con la sua capacità di durare e di marcare fisicamente e simbolicamente i luoghi si presenta come una pausa naturale di riflessione nello scorrere del tempo."
(Luca Basso Peressut, Rappresentare le guerre al museo, "Storicamente", 13 (2017), no. 6. DOI: 10.12977/stor661)

L'oggetto, protagonista indiscusso, viene collocato in spazi organizzati, architettonicamente progettati, per essere visibile e ri-conoscibile.

Tali spazi, delineati da allestimenti silenti, scuri, mostrano da un lato l'umanità e il dolore, attraverso una chiusura verso il resto della sala; dall’altro, segnato dall’ illuminazione, un percorso illustrativo fatto di immagini e parole, che insieme all’arte figurativa sono divenute incisiva testimonianza di quel periodo storico.

I disegni di Carrà e il movimento Futurista, le copertine de “Il Monello”, le riviste di trincea, i nomi di Giorgio De Chirico e di Mario Sironi, di Gabriele D’Annunzio o di Filippo Tommaso Marinetti, le poesia di Giuseppe Ungaretti, l’architettura di Antonio Sant’Elia morto sul Carso nel 1916, sono solo alcuni degli esempi culturali – ed umani – che hanno caratterizzato quegli anni.

Impossibile scindere la tragedia dall’esplorazione originale e accattivante dei movimenti artistici e letterari, che da sempre codificano in una riscoperta prospettiva estetica, gli eventi e gli sviluppi sociali.

Collezione M. Valtorta


2) STRUTTURA e PERCORSI

Le cose importanti sono semplici, e la semplicità è un’arma con un effetto micidiale,
se usata nel modo giusto”
(Lorenzo Marini, “Questo libro non ha titolo perché è scritto da un art director”, Lupetti Ed., MI, 2007, Pag. 145)

Il percorso, sottolineato da un tunnel (suddiviso in quattro stanze) che accompagna il visitatore nella scoperta e nella memoria, è suddiviso in quattro aree tematiche:

  • la Belle Epoque
  • interventismo e guerra
  • la guerra meccanizzata e delle trincee
  • l’anno della Vittoria, i postumi e l’eredità della Grande Guerra - l’intervento degli Stati Uniti

Il tunnel, diviso appunto in quattro aree, viene allestito con vetrine illuminate che mostrano i vari oggetti della collezione Visconti (i manichini per le divise sono visibili appena fuori dalle stanze) e le stampe della collezione Valtorta.


Collezione arch. U. Visconti di Massino


Alcuni spazi sono vuoti, da percorrere in silenzio, quasi a sottolineare che il tempo a volte si ferma. La Grande Guerra è stata infatti definita “Lampi di angoscia in un noioso periodo”, un momento tragico, ma anche lungamente noioso, quasi insopportabile (si pensi alle trincee).

Ombra e luce, morte e vita si vogliono mischiare e confondere nel passaggio dal tunnel alla sala illuminata, come un respiro trattenuto, che poi si rilascia, quando tutto è finito.
Ma la memoria legata ai fatti e alle situazione della Grande Guerra, non è solo fatta di oscurità. Il tunnel lascia intravedere luci e la mostra – nella sua complessità – mette in risalto anche i lati eleganti, curiosi, eroici. Cerca di far scoprire il valore di uomini e donne, la comunicazione e l’umanità esplicitate nelle canzoni, nella leggerezza ritrovata di poemi o scritti.
Lo spazio vuole essere comunque semplice, non articolato, per permettere leggibilità, facile orientamento e per dare la giusta importanza a ciò che viene esposto.

Collezione M. Piazzai

Una teca riporta un modello di aereo.

Una sezione, collocata nella sala illuminata, al centro, è dedicata alla storia locale, ricca di emozioni, ricordi, evocazioni. Le persone del posto hanno accolto benevolmente l’idea di prestare le loro testimonianze e si è cercato di dare la giusta importanza e il meritato rispetto a questi documenti.

Sezione storia locale