lunedì 13 settembre 2021

 LIGHT ART in LESA”

Luci d’artista illuminano la fine dell’estate


LIGHT FESTIVAL LAGO MAGGIORE – 3°edizione


Viviamo in tempi difficili, tempi in cui è particolarmente importante continuare a realizzare eventi culturali, per provare a progettare il futuro. Dal 22 al 30 settembre, dopo il tramonto (20.30), il centro storico di Lesa diventerà un piccolo museo a cielo aperto, un’occasione unica da visitare senza il vincolo di pagare un biglietto d’ingresso.

Torna la terza edizione del Light Festival Lago Maggiore, in forma ristretta ma con grande dinamicità, un incontro annuale che parla di valorizzazione materiale e immateriale del territorio urbano e di come l’arte e la luce messa in connessione con il contesto ambientale diventano motore di trasformazione per lo sviluppo locale e il destino del borgo.

LIGHT ART in LESA” illuminerà la fine dell’estate, installazioni e performance di artisti nazionali e internazionali vivacizzeranno il borgo.

Tutte le sere, si accenderanno le opere di Light Art in determinati punti di Lesa indicati su una mappa scaricabile dal sito www.lightfestivallagomaggiore.it edizione 2021.


Gli artisti di questa edizione sono:

Alessandro Lupi da Berlino – “Fragment of reality”

Gonul Nuhoglu da Istanbul, con “Butterfly Effect”

Nino Alfieri - “Clessidra senza tempo”

Pietro Pirelli - ” Idropiro”

Jill Mathis – “To Make the Air Blue”

Sebastiano Romano – “Luce in scena”

Valerio Tedeschi – “The Saint”

Aurelio Andrighetto con Riccardo Sinigaglia e Francesco Giorgio – performance “Transitions”

Cristina Polli – ricerca progettuale “Passaggi e paesaggi, il colore come guida”


Il 24 settembre ore 20.45 ci sarà la performance di Aurelio Andrighetto con Riccardo Sinigaglia e Francesco Giorgio – “Transitions”. In caso di pioggia sarà spostata alla sera successiva e di giorno si potrà osservare la ricerca progettuale di Cristina Polli – “Passaggi e paesaggi, il colore come guida” al Museo Manzoniano


La nuova emittente Radio Dei Laghi trasmetterà numerose notizie einterviste legate al festival ascoltatele su www.laradiodeilaghi.it tramite app gratuita per IPhone e Android e con la skill di Amazon Alexa

Seguiteci anche su Instagram light_festival_lago_maggiore per rimanere sempre in contatto con il nostro mondo attraverso post, stories e tanto altro.


Il Light Festival Lago Maggiore è organizzato dal Comune di Lesa in collaborazione con l’Associazione Turistica Pro Loco, su progetto di Bianca Tresoldi, lighting designer, autore e coordinatore del festival.



L’ingresso è gratuito

Tutte le info su www.lightfestivallagomaggiore.it


lunedì 6 settembre 2021

LIGHT ART a LESA
dal 22 al 30 SETTEMBRE 2021 
il 24 settembre ore 20.45 performance
LESA (NO), ITALIA
 
https://lightfestivallagomaggiore.it/



Il mio contributo all'interno di questo evento, voluto e diretto da Bianca Tresoldi lighting designer, sarà una mostra di cinque tavole, per raccontare come il colore interagisca sui luoghi abitati, divenendo a volte guida e segno.

"Passaggi e Paesaggi" suggerisce un piccolo intervento nel cuore del paese, per mettere in evidenza la soglia, il passaggio, l'entrata del Museo Manzoni.




 

 

 


 

sabato 24 aprile 2021

FORMAZIONE NCS - WEBINAR

 

www.ncscolour.it 

sul sito tutti i seminari proposti 

 

 

 

Il mio primo seminario di quest'anno:

 


mercoledì 10 marzo 2021

COLORE non è solo una parola

Ha sempre suscitato interesse in me andare a fondo al significato delle parole.

Penso che l'etimologia - che in linguistica indaga l'origine, la storia delle parole - sia una sorta di ponte tra il linguaggio e il pensiero, uno strumento per comprendere e comprenderci.

In questo periodo così complicato non posso fare a meno di riflettere che è cambiato anche il modo di esprimersi...se prima una persona che "teneva le distanze" era vista come sospettosa, orgogliosa, adesso è solo prudente, accorta, rispettosa. Se prima una persona "positiva" era considerata ottimista e piacevole, adesso ha assunto tutt'altra accezione.

Certo, sto semplificando.

Ci sono parole che però danno un senso forte al nostro modo di comportarci ed essere nel mondo. Per esempio scatenare è un verbo che nasconde in sè una grande verità: tra i vari significati esso vuol dire liberare, sciogliere dalle catene.

Scatenati...ovvero lascia andare le tue catene, liberati una volta per tutte dalle tue ansie, paure, preconcetti, pregiudizi, pesi, colpe, ombre.

Anche il nome colore ha dato adito a varie supposizioni, più o meno condivisibili. Secondo alcune fonti deriva dal lat. colōre(m), affine a celāre ‘nascondere’. 

Deriva sicuramente dal lat. color,oris, con significato, tra gli altri, di aspetto, apparenza.


Secondo www.etimoitaliano.it:

"L'etimologia della  parola colore si ricollega alla radice sanscrita kal-, da cui il sanscrito kalanka = macchia e kala = nero, oscuro. Ritroviamo la stessa radice nel greco  κελαινός (kelainòs) = nero, oscuro, come pure nel latino celare = nascondere, (nel senso di rendere oscuro). Quindi, il significato originario di colorare è macchiare, scurire. Colore = macchia, tinta."

Sappiamo che colore e tinta, tanto per ribadire un concetto conosciuto, non sono la stessa cosa. Ci sono tinte base e poi tutte le nuances che si chiamano colori.

Mi piace pensare al colore - ai colori - come a sfumature di vita, collegate alla memoria di ognuno, alla storia personale, ai bisogni che abbiamo, al nostro imprinting. 

Ogni colore si carica così di emozione. 

Del resto cosa sarebbe mai la nostra esistenza senza la percezione del colore?

Come risuonerebbero i nostri ricordi solo in bianco e nero?

I termini che utilizziamo, spesso vengono usati male o in modo eccessivo. Vale anche per il colore, che ormai accompagna ogni slogan, moda, comportamento, ordinanza...

Forse ci vorrebbe un po' di ordine, un poco di coerenza. 

Analisi. Ragionamento. Cura. Attenzione.


 

 

venerdì 11 dicembre 2020

 

CORSO TECNICHE DI TINTEGGIATURA

DAL PROGETTO ALLA REALIZZAZIONE

 



Ovvero: questo l’abbiamo fatto noi!



PREMESSA

"All'interno di uno spazio l'individuo si relaziona sia alla domanda: dove sono? Che alla domanda: chi sono rispetto a chi. " (G. Perec)

Prendersi cura dell’ambiente in cui si lavora, significa curare non solo l’immagine istituzionalizzata, ma – e soprattutto - avere attenzione per chi utilizza e percepisce lo spazio abitato.

La realtà umana è fondata sul nostro modo di percepire, che non può trascendere da un trascorso biologico e culturale, soggettivo e inter-soggettivo, né dalla propriocezione e/o movimento del nostro corpo. Gli spazi, le immagini architettoniche, possono o meno indurre comportamenti, invitare alle azioni. Una finestra probabilmente, invita a guardare fuori; una parete degradata, ammuffita e sporca, non ci fa sentire accolti in una stanza...Ciò che noi vediamo e percepiamo attorno, crea relazioni, reazioni, non dissimili del resto da quelle dei nostri antenati, che dovevano sopravvivere, secondo un criterio di vantaggio evolutivo. Così come contrasti, differenze, complessità, tipiche dell’ambiente naturale di vita dei primi uomini, vengono da noi lette facilmente, in quanto siamo capaci di comprenderle e sentirle come affini alla nostra natura.

Secondo una modalità polisensoriale e multimodale facciamo esperienza del mondo e degli spazi che abitiamo, vivendoli come un’estensione del nostro corpo, anche attraverso le aspettative e le emozioni. Ricerchiamo in ciò che stiamo osservando un potenziale significato; captiamo nell’immediato la sensazione di disagio, di minaccia o di attrazione e accoglienza che un dato luogo ci può dare.

Secondo Avila si può definire come “immagine dell’ambiente” il risultato di un processo bilaterale tra l’osservatore e ciò che lo circonda. I livelli di comunicazione e di scambio tra osservatore e scena osservata sono tre: quello sensoriale percettivo, quello mentale cognitivo e quello affettivo e di valutazione. Essi vengono riferiti agli aspetti quantitativi dell’immagine, identità, struttura, significato, per i quali il colore ricopre un ruolo basilare. [L. R. Ronchi, S. Rizzo, 2000,2001, 2002, 2003, pag. 39]

Ormai studi di neuroscienza, di neuroestetica o neurobiologia, confortano il fatto che la dimensione estetica, di cui abbiamo bisogno, è riconducibile a quella dell’etica, mettendo in relazione la nostra costituzione mentale e neurologica con i fenomeni artistici. Il desiderio di un ordine percettivo e l’esperienza data dal nostro corpo che si muove nello spazio, in quella che si può definire realtà incarnata, ci conducono ad avere costantemente un rapporto vivo, emozionale, neuronale, con l’ambiente. Ciò che noi osserviamo è infatti il frutto dell’interpretazione e rielaborazione effettuata dal nostro cervello e il percepire la realtà osservata implica la presenza anche di aspetti legati all’emozione, finalizzati alla costruzione di comportamenti.

Il colore, come strumento progettuale, agisce su vari livelli, riportandoci in relazione biunivoca con la scena, per renderla vicina a noi, alle nostre radici biologiche, alla nostra identità umana.

Comprendere come le nostre relazioni con la realtà siano costruite, da dove provengano alcuni processi percettivi e come funzioni il nostro modo di organizzare la scena, diventa basilare al fine di trovare un approccio di tipo sistemico per progettare il colore nello spazio. Sapere per esempio che due colori si influenzano se posti l’uno accanto all’altro, o che determinate proporzioni, forme, quantità vengono lette con maggiore chiarezza dal nostro cervello, o che l’attenzione possa essere in qualche modo direzionata e suggerita, non è un limite per un progettista, ma anzi una possibilità per definire un metodo e l’approccio migliore al progetto. Il colore nel progetto, diviene a tutti gli effetti un driver comunicativo, portatore di suggerimenti, informazioni, significati, che determina la comprensione globale e l’identità di un ambiente. Certo, dove coesistono varie problematiche, non può risolvere tutto, perché una “spennellata di colore” non è sufficiente a sistemare ogni questione, ma un progetto cromatico consapevole e pensato, può aiutare e mutare la percezione di un ambiente vissuto come poco piacevole, poco fruibile o non comprensibile.


IL CORSO


Corso: TECNICHE DI TINTEGGIATURA

Durata 24 ore


Promosso da:

S.E.FOR.S. VCO

(Ente Scuola Edile del VCO)
via dell'Informatica, 26
28924 Verbania Fondotoce

www.seforsvco.it


Docenti: Claudio Agosta artigiano - www.agostaclaudio.it

Cristina Polli – architetto - color designer

Claudio Agosta


Il corso che ho condotto con Claudio Agosta, a seguito di un percorso teorico sul colore, è stato costruito come un laboratorio pratico. Come obiettivo ci siamo prefissi la realizzazione, mediante ri-tinteggiatura, del progetto cromatico di un’aula di formazione in sede all’Ente Scuola Edile.

Claudio ha spiegato ai corsisti le varie tecniche di tinteggiatura, seguendoli poi, passo passo, nella realizzazione pratica. Il progetto cromatico percettivo dell’aula, ideato inizialmente da me e concordato con la committenza in una precedente fase, è stato utile come base sulla quale ragionare insieme al gruppo del laboratorio. Con i corsisti si sono analizzate le varie fasi di metaprogetto e di progetto, rielaborando la prima stesura e stabilendo i cambiamenti da apportare, le dimensioni delle campiture cromatiche, i valori significanti dei segni.

Le riflessioni su bisogni, stato dell’arte, fruizione e problematiche di degrado ci hanno portato al progetto finale, che poi è stato realizzato dagli stessi corsisti con la super visione di Claudio.

Grazie al direttore dell’Ente, arch. Marco Porini e alle collaboratrici dott.sa Virginia Di Consoli e sig.ra Deborah Germani, si è potuto organizzare un percorso formativo che ha dato modo ai professionisti di riflettere su come metodo e approccio siano basilari nell’affrontare un progetto cromatico e quanto il colore sia, dopotutto, un mondo complesso da affrontare, in tutte le fasi, dall’ideazione alla messa in pratica. Ogni osservazione, pensiero, decisione, gesto effettuati devono in effetti derivare da approfondite e non superficiali scelte, sostenute da basi interdisciplinari di studio.

In questo Marco, Claudio ed io ci siamo trovati davvero d’accordo.

Anche sul fatto che il colore trasforma, crea identità, costruisce il gruppo, diviene cura dell’ambiente, porta significati e un po’, forse, ci libera da quei grigi, begiolini, verdini istituzionalizzati a cui una scuola triste ci aveva – purtroppo - abituati.

 

STATO DELL’ARTE



Nella descrizione e valutazione dell’ambiente, sono stati rilevati come punti di forza:

  • la dimensione totale del locale, adatta a corsi di formazione per gruppi numericamente contenuti

  • le finestre che portano lo sguardo verso l’esterno, dove si vede del verde naturale

     


     

Come punti di debolezza:

  • il colore verde esistente, collocato su tutte le pareti in modo uniforme, percepito come stancante e freddo

  • la suddivisione mediante zoccolatura in due colori bianco/verde della parete per le proiezioni, considerata come elemento di fastidio

  • la disomogeneità di colori e materiali

  • l’illuminazione artificiale non adatta

  • le parti ammalorate (pareti, soffitto)

  • il disordine dovuto alla collocazione casuale di locandine e avvisi

  • la porta di ingresso poco evidenziata e percepita come un varco anonimo

  • la parete finestrata, che non è proporzionata






I BISOGNI - IL CHI


Premettendo che ogni progetto cromatico dovrebbe partire dall’analisi dei bisogni dei fruitori/percettori, nel caso specifico si sono valutati tre gruppi di percezione:

  • i corsisti, ovvero coloro che all’interno dell’aula trascorrono in media quattro ore, una volta o più a settimana a secondo del corso, per assistere a lezioni frontali per la loro formazione. Possono essere professionisti, artigiani o giovani apprendisti e costituiscono un gruppo eterogeneo per età, stato sociale, storia personale. La loro attenzione viene rivolta soprattutto alla parete centrale dove si proiettano le immagini e/o il docente fa lezione. Secondo un processo complesso, ma immediato, chi entra in un luogo per la prima volta, da subito acquisisce informazioni e raccoglie dati, costruendosi una “mappa cognitiva” di ciò che sta osservando. Dell’ambiente viene letto l’insieme di elementi percettivamente rilevanti, di elementi che possono essere utili per precisi scopi e di quelli che possono mettere in pericolo o ostacolare la fruizione e la permanenza. E’ quindi importante che da subito l’aula fornisca un messaggio di accoglienza e di rassicurazione e che il luogo diventi momento di comunicazione, condivisione anche tra e per il gruppo che la utilizza. L’immagine ambientale dovrebbe fornire sia la sensazione di serietà del luogo, che di attenzione verso i fruitori, restituendo una scena rispondente alle esigenze psicofisiologiche degli individui. Dovrebbe inoltre aiutare a sviluppare il senso di appartenenza (al luogo, al gruppo)

  • i docenti, di varia estrazione professionale, che rimangono nell’aula lo stesso tempo dei corsisti e che hanno bisogno di un luogo piacevole nel quale poter lavorare

  • le operatrici/gli operatori che lavorano alla Scuola Edile e che coordinano i corsi, compreso il direttore della scuola, che ha ruolo nel nostro caso di committente. Nell’aula non rimangono per molto tempo, ma essa diviene immagine della serietà e professionalità istituzionale, nonché del “prendersi cura” di coloro che lavorano o studiano

  • eventuali visitatori e fruitori casuali


FRUIZIONE



Come già detto l’aula è utilizzata per tenere corsi di formazione. L’attenzione dei corsisti è quindi diretta per la maggior parte del tempo sulla parete centrale ove si svolgono le attività di docenza. Un tempo i banchi erano posti a ferro di cavallo, ma l’emergenza Covid 19 ha imposto per questioni di sicurezza una diversa distribuzione, per cui ora le postazioni sono collocate in modo tradizionale, rivolte verso la parete centrale. Le pareti lunghe diventano perciò sfondi laterali, quinte sceniche. I docenti invece, hanno una visione diversa della stanza e rivolgono lo sguardo verso la parete finestrata.

Durante le pause le finestre vengono aperte, si esce per la pausa caffè e l’aula rimane inutilizzata. Si nota però il rapporto con l’esterno, l’esigenza di “guardare fuori” verso il verde del cortile, si apprezza la luce naturale e si spia attraverso la finestra che guarda sull’altra aula laboratorio.

Appena si entra nell’aula si vede la parete lunga di fronte alla porta e poi tutto l’intero scenario.


IDEA PROGETTUALE e OBIETTIVI

Non potendo agire sul colore di infissi, serramenti, porta, pavimento, né sull’illuminazione o sui materiali e arredi, il progetto cromatico si è basato sulla definizione di allogazioni cromatiche per una ri-tinteggiatura di pareti e soffitto.

Per definire una possibile palette, inizialmente si sono mappati i colori esistenti (pavimento, infissi, serramenti, porta) con Colorpin 2 di NCS, per estrapolare il colore intrinseco dei vari materiali. Si è comunque tenuto conto – e consigliato - che in futuro porta, serramenti ed infissi potrebbero subire dei mutamenti e quindi essere uniformati con unico colore chiaro attenuato (dello stesso piano di tinta del pavimento Y30R) o neutro (N).


Colori mappati:


Pavimento NCS S 2010-Y30R

Serramenti/infissi finestra NCS S 6020-B90G

Infisso finestra interna NCS S 1005-B80G

Porta infisso NCS S 0804-Y10R

Porta anta NCS S 1005-Y10R


Il progetto prevede:


  • una rivisitazione della parete per proiezioni, con allogazione di un unico colore scurito, senza zoccolature divisorie, in modalità figura/sfondo, con contrasto tra lavagna, schermo a parete e fondo, per una lettura agevolata della scena. “(…) nel rapporto figura-sfondo, le cellule gangliari, che a causa della dimensione dei campi recettivi sono sensibili a stimoli selettivi, esaltano il contrasto ai bordi e su questa base assegnano il grado di luminosità interno alla figura o dello sfondo. (…) l’esistenza di due vie separate, centro on e centro off, poste in parallelo, rende il sistema visivo in grado di segnalare con la stessa efficacia qualsiasi cambiamento di luminosità, sia esso conseguente a un aumento, sia a una diminuzione del livello di illuminazione. (…) i neuroni visivi rispondono in maniera preferenziale al contrasto spaziale e temporale, sia esso positivo o negativo, ovvero, sia che, nel rapporto figura sfondo, l’oggetto sia più luminoso o più scuro dello sfondo.” [ M. Gussoni, G. Monticelli, A. Vezzoli, 2006, pag. 175-176]




     

  • la creazione di un finto schermo/telo per le proiezioni con colore neutro NCS S 0300-N (non viene utilizzato il bianco, ma un bianco ingrigito)


  • l’inserimento della porta di ingresso in una schermatura cromatica più scura che la metta in evidenza, suggerendo anche comportamenti


     


     













  • la frammentazione delle pareti laterali al fine di creare scenari percettivi. Su una parete la ripartizione delle campiture includono ed evidenziando la finestrella verso il laboratorio (guardare attraverso, guardare altrove), dando rilevanza a questo elemento che invece poco veniva rilevato. Il cono in diagonale, che viene notato subito all’entrata in aula, riporta l'attenzione verso la parete delle proiezioni. Sulla parete opposta è stato creato uno spazio geometrico definito, da allestire con locandine, logo della scuola e avvisi, per un riordino percettivo.

     

    Visione dal laboratorio



























    Spazio per loghi e locandine



  • un riproporzionamento della parete finestrata per riempire il senso di vuoto percepito nella parte alta, con un elemento che riprende le geometrie della finestra e la collocazione di un colore luminoso ai lati della finestra, per non schermare l’illuminazione naturale. Il giallo scelto non risulta essere abbagliante o stancante (soprattutto per chi sta operando in qualità di docente e lo vede di fronte a sé) ed è posto alle spalle dei corsisti, per cui non preclude l’attenzione. Il differenziale sulle linee di confine non è accentuato, perchè non serviva dare una lettura prioritaria a questa porzione di parete, ma solo ridare forma a uno spazio percepito come vuoto. Il giallo è in opponenza come frequenza ai blu utilizzati nel resto della scena.

    Visione da fuori


     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


     










  • l’inserimento di uno schema a soffitto (addensato sopra la parete scurita e sfumato verso il centro della stanza) per dare continuità alla parete scura verso i moduli del controsoffitto evitando l’effetto “bianco-vuoto” sulla testa e il distacco percepibile come eccessivo con le pareti. I pannelli chiari ammalorati verranno sostituiti con nuovi


     

  • la composizione di uno scenario policromatico


     

  • l’inserimento di un elemento colorato a contrasto con NCS S 0300-N sul pilastro giallo, delineato a forma di pagina, per porre le firme del gruppo che ha partecipato al laboratorio. Si lascia un segno...
















 

 

PALETTE E COLORI

 


 


I colori sono stati scelti attraverso l’utilizzo delle notazione del sistema NCS, per garantire una corretta comunicazione, gestione e progettazione del colore stesso.

Per le schermature cromatiche è stato scelto un piano di tinta sui bluastri, poco cromatici, attenuati, scuriti nell’area proiezioni, schiariti sulle pareti: NCS B10G (90% di blu e 10% di verde). Ad esso è stato aggiunto l’opponente giallastro NCS S 1050-Y30R (stesso piano di tinta della pavimentazione esistente).

Le costanti percettive considerate sono quindi:

per i tre colori bluastri, l’appartenenza allo stesso piano di tinta

per il giallo, la stessa bianchezza psicometrica del colore adiacente

I bluastri schiariti sono dominanti. Quantità inferiore è stata data al blu scuro e al giallo, che per altro hanno un maggior peso sulla percezione dello spazio totale. Il bianco neutro ingrigito è stato utilizzato solo a scopo funzionale.

 


 

La valutazione delle tinte scelte tiene conto che in un progetto cromatico ciò che più conta non è la cromia in sè, ma il sistema allogativo. Il progetto dell'aula prevede che le pareti diventino delle quinte con effetti di figura/sfondo, dove le allogazioni dei colori non provochino "rumore" aggiunto o disturbo, ma diventino una sorta di "paesaggio" visivo, integrato in un contesto dove persone ed oggetti già strutturano l'ambiente scenico. Ci si chiede quali letture vogliamo suggerire? Cosa è utile aggiungere, togliere, attenuare se non utile o mettere in evidenza? Quale è il rumore di fondo? Quali avanzamenti e arretramenti percettivi dobbiamo valutare? Al di là di ovvi ragionamenti su saturazioni e chiarezza dei colori, diventa basilare quindi partire da come essi saranno allogati, posizionati all'interno dello spazio di progetto.

Nell'analisi sono stati comunque valutati alcuni parametri psicofisiologici: considerando il cerchio di quaranta tinte del sistema NCS, leggendo in verso antiorario, nell’Intorno Verde Blu / Violetto la sensibilità uditiva aumenta gradatamente; nell’intorno Verde Blu / Violetto, così come per tutti i colori attenuati, si ha meno affaticamento visivo. Si ricorda che l’area cromatica ideale per alleviare l’affaticamento visivo è intorno al verde bluastro (facile messa a fuoco e maggiore acuità visiva). Nell’intorno Verde Giallastro/ Violetto, la sensibilità al trascorrere del tempo diminuisce ( dopo un certo tempo di permanenza si ha la sensazione che sia trascorso molto meno tempo).

Operando seguendo un’ etica di design for all, si è tenuto conto della possibilità che non tutti i percettori abbiano una visione tricromatica, per cui sono stati analizzati i vari contrasti tra i colori di progetto, confrontandoli con le diverse visioni tricomatriche anomale, al fine di assicurare a tutti una lettura dello scenario con sufficienti differenze di chiaro scuro e cromaticità.



Palette cromatica finale:

NCS S 0520-B10G

NCS S 2040-B10G

NCS S 4020-B10G

NCS S 1050-Y30R

NCS S 0300-N







 

 

 

Materiali: idropittura lavabile opaca, esente da solventi, Alphamat SF, Sikkens, Akzo Nobel. Fissativo come supporto alla preparazione.

La ditta che ci ha fornito gratuitamente il materiale è la Color Smith di Paolo Pinciara a Cureggio. Grazie!!!




 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GRUPPO


BRANDANI SAMUELE Architetto

 


 

BUCCI ELEONILDE Architetto

 


 

GALIZIA BARBARA Architetto

 



 

HOHN LARS Titolare

 


 

POLLINI MARIA Architetto

 


 

SALVIATO LORENZO Geometra

 


 

SUABBI GIANCARLO Geometra

 

 


TAGLIATI ERIKA Architetto



Per me, lavorare in gruppo, significa anche dare un senso pratico alla mia professione di “docente” e di color designer. Questo ruolo che amo e che non desidero sia solo un raccontare cose esternando conoscenze, ma un vero e proprio supporto al percorso di ogni professionista che incontro, nel momento in cui si esprime confrontandosi con altri nell’ambito del workshop, mi riporta al contatto umano e al processo “del fare”.


 

Dalla teoria alla pratica, dal pensiero al gesto. In fondo è il corpo che risponde, trasduce, si muove, interpreta, fa qualcosa. Realizzare insieme un progetto e vederlo nascere, crescere, terminare avendolo applicato anche materialmente, secondo me sposta l’attenzione su dinamiche ben più incisive e definite. Non ultimo aiuta a memorizzare concetti.


 

Mi interessa sempre lasciare dei dubbi, delle curiosità, a chi mi segue, affinché tali dubbi diventino desiderio di approfondimento, di analisi e di studio. Il colore non è davvero in tutti i sensi – mi si passi l’affermazione – superficie. E’ ben altro. Percepire è un atto complesso, è esperienza della realtà ed il colore non può essere solo “decorazione”, “abbellimento”, poiché è parte integrante del nostro percepire il mondo. Vorrei lasciare, oltre ai dubbi, qualche sicurezza, una su tutte che il progetto è per le persone e che il colore può essere un ausilio, se ben utilizzato.

Credo che in questo corso si sia compresa tale complessità.


 

Però, umanamente, di questa esperienza ricordo non solo la pura didattica, i ragionamenti e la professionalità di ognuno, ma anche il divertimento e l’entusiasmo. Chi mi conosce sa che ci metto passione e anche Claudio ha lo stesso temperamento, ma è stato il gruppo che ha fatto la vera differenza. Ogni persona presente, con la propria storia personale, esperienza professionale, soggettività, carattere, ha dato vita e forza a ciò che si stava facendo. Tra riflessioni serie, suggerimenti e risate, tra spennellate e polvere e idropitture, tra campioni NCS, mappature e schizzi, metri, scale e mascherine, abbiamo passato velocemente le ore e abbiamo davvero lasciato un segno, compiuto un cambiamento, migliorato uno spazio.

Progetto ideato dall'arch. Bucci

 

Ci saranno sicuramente criticità nel progetto eseguito. Dovranno essere valutate nel tempo. Raccoglieremo dati nel futuro per capire la risposta all’ambiente di chi occuperà l’aula. Per ognuno del gruppo – però - nella percezione in praesentia quella è e sarà “l’aula che abbiamo fatto noi”.

Dire grazie, a tutti voi, è riduttivo, ma comunque: grazie di cuore. Siete stati fantastici. Speriamo anche noi – in qualche modo –  di aver lasciato...un segno.


Sulla lavagna...che bel gesto!



Bibliografia


  • Gussoni, M., Monticelli, G., Vezzoli, A., (2006) “Dallo stimolo alla sensazione”. Gorgonzola, MI: Casa Ed. Ambrosiana

  • Ronchi, L.R., Rizzo, S., (2000, 2001, 2002, 2003) “La ricerca di avanguardia vista dall’AIC nel terzo millennio”. Parte Prima. “L’uomo e l’ambiente”. FI: Fondazione “Giorgio Ronchi”

  • B&B Colordesign, Bertagna, G., & Bottoli, A., (2018) “Progettare con il colore gli spazi di assistenza e cura”, workshop. Monza

  • Bottoli, A., Bertagna, G., (2009) “Perception Design”. Maggioli Editore

  • Mallgrave, H. F. (2015). L’empatia degli spazi. MI: Raffaello Cortina Ed.

  • Pallasmaa, J. (2014). L’immagine incarnata. PN: Safarà Ed.,

  • COBLIS, www.color-blindness.com



Per tutto: si ringrazia la Scuola Edile e l’arch. Marco Porini