CORSO
TECNICHE DI TINTEGGIATURA
DAL
PROGETTO ALLA REALIZZAZIONE
Ovvero:
questo l’abbiamo fatto noi!
PREMESSA
"All'interno di uno spazio l'individuo si relaziona sia alla domanda: dove sono? Che alla domanda: chi sono rispetto a chi. " (G. Perec)
Prendersi
cura dell’ambiente in cui si lavora, significa curare non solo
l’immagine istituzionalizzata, ma – e soprattutto - avere
attenzione per chi utilizza e percepisce lo spazio abitato.
La
realtà umana è fondata sul nostro modo di percepire, che non può
trascendere da un trascorso biologico e culturale, soggettivo e
inter-soggettivo, né dalla propriocezione e/o movimento del nostro
corpo. Gli spazi, le immagini architettoniche, possono o meno indurre
comportamenti, invitare alle azioni. Una finestra probabilmente,
invita a guardare fuori; una parete degradata, ammuffita e sporca,
non ci fa sentire accolti in una stanza...Ciò che noi vediamo e
percepiamo attorno, crea relazioni, reazioni, non dissimili del resto
da quelle dei nostri antenati, che dovevano sopravvivere, secondo un
criterio di vantaggio evolutivo. Così come contrasti, differenze,
complessità, tipiche dell’ambiente naturale di vita dei primi
uomini, vengono da noi lette facilmente, in quanto siamo capaci di
comprenderle e sentirle come affini alla nostra natura.
Secondo
una modalità polisensoriale e multimodale facciamo esperienza del
mondo e degli spazi che abitiamo, vivendoli come un’estensione del
nostro corpo, anche attraverso le aspettative e le emozioni.
Ricerchiamo in ciò che stiamo osservando un potenziale significato;
captiamo nell’immediato la sensazione di disagio, di minaccia o di
attrazione e accoglienza che un dato luogo ci può dare.
Secondo
Avila si può definire come “immagine dell’ambiente” il
risultato di un processo bilaterale tra l’osservatore e ciò che lo
circonda. I livelli di comunicazione e di scambio tra osservatore e
scena osservata sono tre: quello sensoriale percettivo, quello
mentale cognitivo e quello affettivo e di valutazione. Essi vengono
riferiti agli aspetti quantitativi dell’immagine, identità,
struttura, significato, per i quali il colore ricopre un ruolo
basilare. [L. R. Ronchi, S. Rizzo, 2000,2001, 2002, 2003, pag. 39]
Ormai
studi di neuroscienza, di neuroestetica o neurobiologia, confortano
il fatto che la dimensione estetica, di cui abbiamo bisogno, è
riconducibile a quella dell’etica, mettendo in relazione la nostra
costituzione mentale e neurologica con i fenomeni artistici. Il
desiderio di un ordine percettivo e l’esperienza data dal nostro
corpo che si muove nello spazio, in quella che si può definire
realtà incarnata, ci conducono ad avere costantemente un rapporto
vivo, emozionale, neuronale, con l’ambiente.
Ciò
che noi osserviamo è infatti il
frutto dell’interpretazione e
rielaborazione
effettuata
dal nostro cervello e il percepire la realtà osservata implica la
presenza anche
di
aspetti legati all’emozione,
finalizzati alla
costruzione di
comportamenti.
Il
colore, come strumento progettuale, agisce su vari livelli,
riportandoci in
relazione biunivoca
con la scena, per renderla vicina a noi, alle nostre radici
biologiche, alla nostra identità umana.
Comprendere
come le nostre relazioni con la realtà siano costruite, da dove
provengano alcuni processi percettivi e come funzioni il nostro modo
di organizzare la scena, diventa basilare al fine di trovare un
approccio di tipo sistemico per progettare il
colore nello spazio. Sapere
per
esempio
che due colori si influenzano se posti l’uno accanto all’altro, o
che determinate proporzioni, forme, quantità vengono lette con
maggiore chiarezza dal nostro cervello, o che l’attenzione possa
essere in qualche modo direzionata e suggerita, non
è un limite per un progettista, ma anzi una possibilità per
definire un metodo e l’approccio migliore al progetto. Il
colore nel
progetto, diviene
a tutti gli effetti un driver comunicativo, portatore di
suggerimenti, informazioni, significati, che determina la
comprensione globale e l’identità di un ambiente. Certo,
dove coesistono varie problematiche, non può risolvere tutto, perché
una “spennellata di colore” non è sufficiente a
sistemare ogni questione,
ma
un progetto cromatico consapevole e pensato, può aiutare e mutare la
percezione di un ambiente vissuto come poco piacevole, poco fruibile
o non
comprensibile.

IL
CORSO
Corso:
TECNICHE DI TINTEGGIATURA
Durata
24 ore
Promosso
da:
S.E.FOR.S.
VCO
(Ente
Scuola Edile del VCO)
via dell'Informatica, 26
28924
Verbania Fondotoce
www.seforsvco.it
Docenti:
Claudio Agosta artigiano - www.agostaclaudio.it
Cristina
Polli – architetto - color designer
 |
Claudio Agosta
|
Il
corso che ho condotto con Claudio Agosta, a seguito di un percorso
teorico sul colore, è stato costruito come un laboratorio pratico.
Come obiettivo ci siamo prefissi la realizzazione, mediante
ri-tinteggiatura, del progetto cromatico di un’aula di formazione
in sede all’Ente Scuola Edile.
Claudio
ha spiegato ai corsisti le varie tecniche di tinteggiatura,
seguendoli poi, passo passo, nella realizzazione pratica. Il progetto
cromatico percettivo dell’aula, ideato inizialmente da me e
concordato con la committenza in una precedente fase, è stato utile
come base sulla quale ragionare insieme al gruppo del laboratorio.
Con i corsisti si sono analizzate le varie fasi di metaprogetto e di
progetto, rielaborando la prima stesura e stabilendo i cambiamenti da
apportare, le dimensioni delle campiture cromatiche, i valori
significanti dei segni.
Le
riflessioni su bisogni, stato dell’arte, fruizione e problematiche
di degrado ci hanno portato al progetto finale, che poi è stato
realizzato dagli stessi corsisti con la super visione di Claudio.
Grazie
al direttore dell’Ente, arch.
Marco Porini
e alle collaboratrici dott.sa
Virginia Di Consoli e
sig.ra Deborah Germani,
si è potuto organizzare un
percorso formativo che ha dato modo ai professionisti di riflettere
su come metodo e approccio siano basilari nell’affrontare un
progetto cromatico e quanto il colore sia, dopotutto, un mondo
complesso da affrontare, in tutte le fasi, dall’ideazione alla
messa in pratica. Ogni osservazione, pensiero, decisione, gesto
effettuati devono in
effetti derivare da
approfondite e non superficiali scelte, sostenute da basi
interdisciplinari di studio.
In
questo Marco, Claudio
ed io ci
siamo trovati davvero d’accordo.
Anche
sul fatto che il colore
trasforma, crea identità, costruisce il gruppo, diviene cura
dell’ambiente, porta significati e un po’, forse, ci libera da
quei grigi, begiolini, verdini istituzionalizzati a cui una scuola
triste ci aveva – purtroppo -
abituati.
STATO
DELL’ARTE
Nella
descrizione e valutazione dell’ambiente, sono stati rilevati come
punti di forza:
la
dimensione totale del locale, adatta a corsi di formazione per
gruppi numericamente contenuti
le
finestre che portano lo sguardo verso l’esterno, dove si vede del
verde naturale
Come
punti di debolezza:
il
colore verde esistente, collocato su tutte
le pareti in modo uniforme, percepito
come stancante e freddo
la
suddivisione mediante
zoccolatura in
due colori bianco/verde della parete per le proiezioni,
considerata come elemento di fastidio
la
disomogeneità di colori e materiali
l’illuminazione
artificiale
non
adatta
le
parti ammalorate (pareti, soffitto)
il
disordine dovuto alla collocazione casuale di locandine e avvisi
la
porta di ingresso poco
evidenziata e percepita
come un varco anonimo
la
parete finestrata, che non è proporzionata
I
BISOGNI - IL CHI
Premettendo
che ogni progetto cromatico dovrebbe partire dall’analisi dei
bisogni dei fruitori/percettori, nel caso specifico si sono valutati
tre gruppi di percezione:
i
corsisti, ovvero coloro che all’interno dell’aula trascorrono in
media quattro ore, una volta o più a settimana a secondo del corso,
per assistere a lezioni frontali per
la loro formazione.
Possono essere professionisti, artigiani o giovani apprendisti e
costituiscono un gruppo eterogeneo per età, stato sociale, storia
personale.
La loro attenzione viene rivolta soprattutto alla parete centrale
dove si proiettano le immagini e/o il docente fa lezione. Secondo
un processo complesso, ma immediato, chi entra in un luogo per la
prima volta, da subito acquisisce informazioni e raccoglie dati,
costruendosi una “mappa cognitiva” di ciò che sta osservando.
Dell’ambiente
viene letto l’insieme di elementi
percettivamente rilevanti, di
elementi
che possono essere utili per precisi
scopi e di
quelli
che possono mettere
in
pericolo o ostacolare
la fruizione e
la permanenza. E’
quindi importante che da
subito
l’aula
fornisca
un messaggio di accoglienza e di rassicurazione e
che il luogo diventi momento di comunicazione, condivisione anche
tra e per il gruppo che
la utilizza.
L’immagine ambientale dovrebbe fornire sia la sensazione di
serietà del luogo, che di attenzione verso i fruitori, restituendo
una scena rispondente alle esigenze psicofisiologiche degli
individui. Dovrebbe
inoltre aiutare a sviluppare il senso di appartenenza (al luogo, al
gruppo)
i
docenti, di
varia estrazione professionale, che
rimangono nell’aula lo stesso tempo dei corsisti e che hanno
bisogno di un luogo piacevole nel quale poter lavorare
le
operatrici/gli operatori che lavorano alla Scuola Edile e che
coordinano i corsi, compreso il direttore della scuola, che ha ruolo
nel nostro caso di committente. Nell’aula non rimangono per molto
tempo, ma essa diviene immagine della serietà e professionalità
istituzionale, nonché del “prendersi cura” di coloro che
lavorano o studiano
eventuali
visitatori e fruitori casuali
FRUIZIONE
Come
già detto l’aula è utilizzata per tenere corsi di formazione.
L’attenzione dei corsisti è quindi diretta per la maggior parte
del tempo sulla parete centrale ove si svolgono le attività di
docenza. Un tempo i banchi erano posti a ferro di cavallo, ma
l’emergenza Covid 19 ha imposto per questioni di sicurezza una
diversa distribuzione, per cui ora le postazioni sono collocate in
modo tradizionale, rivolte verso la parete centrale. Le pareti lunghe
diventano perciò sfondi laterali, quinte sceniche. I docenti invece,
hanno una visione diversa della stanza e rivolgono lo sguardo verso
la parete finestrata.
Durante
le pause le finestre vengono aperte, si esce per la pausa caffè e
l’aula rimane inutilizzata. Si nota però il rapporto con
l’esterno, l’esigenza di “guardare fuori” verso il verde del
cortile, si apprezza la luce naturale e si spia attraverso la
finestra che guarda sull’altra aula laboratorio.
Appena
si entra nell’aula si vede la parete lunga di fronte alla porta e
poi tutto l’intero scenario.
IDEA
PROGETTUALE e OBIETTIVI
Non
potendo agire sul colore di infissi, serramenti, porta, pavimento, né
sull’illuminazione o sui materiali e arredi, il progetto cromatico
si è basato sulla definizione di allogazioni cromatiche per una
ri-tinteggiatura di pareti e soffitto.
Per
definire una possibile palette, inizialmente si sono mappati i colori
esistenti (pavimento, infissi, serramenti, porta) con Colorpin 2 di
NCS, per estrapolare il colore intrinseco dei vari materiali. Si è
comunque tenuto conto – e consigliato - che in futuro porta,
serramenti ed infissi potrebbero subire dei mutamenti e quindi essere
uniformati con unico colore chiaro attenuato (dello stesso piano di
tinta del pavimento Y30R) o neutro (N).
Colori
mappati:
Pavimento
NCS S 2010-Y30R
Serramenti/infissi
finestra NCS S 6020-B90G
Infisso
finestra interna NCS S 1005-B80G
Porta
infisso NCS S 0804-Y10R
Porta
anta NCS S 1005-Y10R
Il
progetto prevede:
una
rivisitazione della parete per proiezioni, con allogazione di un
unico colore scurito, senza zoccolature divisorie, in modalità
figura/sfondo, con contrasto tra lavagna, schermo a parete e fondo,
per una lettura agevolata della scena. “(…) nel rapporto
figura-sfondo, le cellule gangliari, che a causa della dimensione
dei campi recettivi sono sensibili a stimoli selettivi, esaltano il
contrasto ai bordi e su questa base assegnano il grado di luminosità
interno alla figura o dello sfondo. (…) l’esistenza di due vie
separate, centro on e centro off, poste in parallelo, rende il
sistema visivo in grado di segnalare con la stessa efficacia
qualsiasi cambiamento di luminosità, sia esso conseguente a un
aumento, sia a una diminuzione del livello di illuminazione. (…) i
neuroni visivi rispondono in maniera preferenziale al contrasto
spaziale e temporale, sia esso positivo o negativo, ovvero, sia che,
nel rapporto figura sfondo, l’oggetto sia più luminoso o più
scuro dello sfondo.” [ M. Gussoni, G. Monticelli, A. Vezzoli,
2006, pag. 175-176]

la
creazione di un finto schermo/telo per le proiezioni con colore
neutro NCS S 0300-N (non viene utilizzato il bianco, ma un bianco
ingrigito)
l’inserimento
della porta di ingresso in una schermatura cromatica più scura che
la metta in evidenza, suggerendo anche comportamenti
la
frammentazione delle pareti laterali al fine di creare scenari percettivi. Su una parete la ripartizione delle campiture includono ed evidenziando la finestrella verso
il laboratorio (guardare attraverso, guardare altrove), dando rilevanza a questo elemento che invece poco veniva rilevato. Il cono in diagonale, che viene notato subito all’entrata in aula, riporta l'attenzione verso la parete delle proiezioni. Sulla parete opposta è stato creato uno spazio geometrico
definito, da allestire con locandine, logo della scuola e avvisi, per
un riordino percettivo.
 |
Visione dal laboratorio
|
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Spazio per loghi e locandine
|
un
riproporzionamento della parete finestrata per riempire il senso di
vuoto percepito nella parte alta, con un elemento che riprende le geometrie della finestra e la collocazione di un colore
luminoso ai lati della finestra, per non schermare l’illuminazione
naturale. Il giallo scelto non risulta essere abbagliante o
stancante (soprattutto per chi sta operando in qualità di docente e
lo vede di fronte a sé) ed è posto alle spalle dei corsisti, per
cui non preclude l’attenzione. Il differenziale sulle linee di confine non è accentuato, perchè non serviva dare una lettura prioritaria a questa porzione di parete, ma solo ridare forma a uno spazio percepito come vuoto. Il giallo è in opponenza come frequenza ai blu utilizzati nel resto della scena.
 |
Visione da fuori
|
l’inserimento
di uno schema a soffitto (addensato sopra la parete scurita e
sfumato verso il centro della stanza) per dare continuità alla
parete scura verso i moduli del controsoffitto evitando l’effetto
“bianco-vuoto” sulla testa e il distacco percepibile come
eccessivo con le pareti. I pannelli chiari ammalorati verranno
sostituiti con nuovi
la
composizione di uno scenario policromatico
l’inserimento
di un elemento colorato a contrasto con NCS S 0300-N sul pilastro
giallo, delineato a forma di pagina, per porre le firme del gruppo
che ha partecipato al laboratorio. Si lascia un segno...



PALETTE
E COLORI
I
colori sono stati scelti attraverso l’utilizzo delle notazione del
sistema NCS, per garantire una corretta comunicazione, gestione e
progettazione del colore stesso.
Per
le schermature cromatiche è stato scelto un piano di tinta sui
bluastri, poco cromatici, attenuati, scuriti nell’area proiezioni,
schiariti sulle pareti: NCS B10G (90% di blu e 10% di verde). Ad esso
è stato aggiunto l’opponente giallastro NCS S 1050-Y30R (stesso
piano di tinta della pavimentazione esistente).
Le
costanti percettive considerate sono quindi:
per
i tre colori bluastri, l’appartenenza allo stesso piano di tinta
per
il giallo, la stessa bianchezza psicometrica del colore adiacente
I
bluastri schiariti sono dominanti. Quantità inferiore è stata data
al blu scuro e al giallo, che per altro hanno un maggior peso sulla
percezione dello spazio totale. Il bianco neutro ingrigito è stato
utilizzato solo a scopo funzionale.

La valutazione delle tinte scelte tiene conto che in un progetto cromatico ciò che più conta non è la cromia in sè, ma il sistema allogativo. Il progetto dell'aula prevede che le pareti diventino delle quinte con effetti di figura/sfondo, dove le allogazioni dei colori non provochino "rumore" aggiunto o disturbo, ma diventino una sorta di "paesaggio" visivo, integrato in un contesto dove persone ed oggetti già strutturano l'ambiente scenico. Ci si chiede quali letture vogliamo suggerire? Cosa è utile aggiungere, togliere, attenuare se non utile o mettere in evidenza? Quale è il rumore di fondo? Quali avanzamenti e arretramenti percettivi dobbiamo valutare? Al di là di ovvi ragionamenti su saturazioni e chiarezza dei colori, diventa basilare quindi partire da come essi saranno allogati, posizionati all'interno dello spazio di progetto.
Nell'analisi sono stati comunque valutati alcuni parametri psicofisiologici:
considerando il cerchio di quaranta tinte del sistema NCS, leggendo
in verso antiorario, nell’Intorno Verde Blu
/ Violetto la sensibilità
uditiva aumenta
gradatamente; nell’intorno
Verde Blu /
Violetto, così come per tutti i colori
attenuati, si ha meno affaticamento
visivo. Si ricorda che l’area
cromatica ideale per alleviare
l’affaticamento visivo è intorno al
verde bluastro (facile messa a fuoco e maggiore acuità visiva).
Nell’intorno Verde
Giallastro/ Violetto, la sensibilità
al trascorrere del tempo diminuisce ( dopo un certo tempo di
permanenza si ha la sensazione che sia trascorso molto meno
tempo).
Operando
seguendo un’ etica di design for all, si è tenuto conto della
possibilità che non tutti i percettori abbiano una visione
tricromatica, per cui sono stati analizzati i vari contrasti tra i
colori di progetto, confrontandoli con le diverse visioni
tricomatriche anomale, al fine di assicurare a tutti una lettura
dello scenario con sufficienti differenze di chiaro scuro e
cromaticità.
Palette
cromatica finale:
NCS
S 0520-B10G
NCS
S 2040-B10G
NCS
S 4020-B10G
NCS
S 1050-Y30R
NCS
S 0300-N
Materiali:
idropittura lavabile opaca, esente da solventi, Alphamat SF, Sikkens,
Akzo Nobel. Fissativo come supporto alla preparazione.
La
ditta che ci ha fornito gratuitamente il materiale è la Color
Smith di Paolo Pinciara a Cureggio. Grazie!!!
IL
GRUPPO
BRANDANI
SAMUELE Architetto
BUCCI
ELEONILDE Architetto
GALIZIA
BARBARA Architetto
HOHN
LARS Titolare
POLLINI
MARIA Architetto
SALVIATO
LORENZO Geometra
SUABBI
GIANCARLO Geometra
TAGLIATI
ERIKA Architetto
Per
me, lavorare in gruppo, significa anche dare un senso pratico alla
mia professione di “docente” e di color designer. Questo
ruolo che amo e che non desidero sia solo un raccontare cose
esternando conoscenze, ma un vero e proprio supporto al
percorso di ogni professionista che incontro, nel momento in cui si
esprime confrontandosi con altri nell’ambito del workshop, mi
riporta al contatto umano e al processo “del fare”.
Dalla
teoria alla pratica, dal pensiero al gesto. In fondo è il corpo che
risponde, trasduce, si muove, interpreta, fa qualcosa.
Realizzare insieme un progetto e vederlo nascere, crescere, terminare
avendolo applicato anche materialmente, secondo me sposta
l’attenzione su dinamiche ben più incisive e definite. Non ultimo
aiuta a memorizzare concetti.
Mi
interessa sempre lasciare dei dubbi, delle curiosità, a chi mi
segue, affinché tali dubbi diventino desiderio di approfondimento,
di analisi e di studio. Il colore non è davvero in tutti i sensi –
mi si passi l’affermazione – superficie. E’ ben altro.
Percepire è un atto complesso, è esperienza della realtà ed il
colore non può essere solo “decorazione”, “abbellimento”,
poiché è parte integrante del nostro percepire il mondo. Vorrei
lasciare, oltre ai dubbi, qualche sicurezza, una su tutte che il
progetto è per le persone e che il colore può essere un ausilio, se
ben utilizzato.
Credo
che in questo corso si sia compresa tale complessità.
Però,
umanamente, di questa esperienza ricordo non solo la pura didattica,
i ragionamenti e la professionalità di ognuno, ma anche il
divertimento e l’entusiasmo. Chi mi conosce sa che ci metto
passione e anche Claudio ha lo stesso temperamento, ma è stato il
gruppo che ha fatto la vera differenza. Ogni persona presente, con la
propria storia personale, esperienza professionale, soggettività,
carattere, ha dato vita e forza a ciò che si stava facendo. Tra
riflessioni serie, suggerimenti e risate, tra spennellate e polvere e
idropitture, tra campioni NCS, mappature e schizzi, metri, scale e mascherine,
abbiamo passato velocemente le ore e abbiamo davvero lasciato un
segno, compiuto un cambiamento, migliorato uno spazio.
 |
Progetto ideato dall'arch. Bucci
|
Ci saranno
sicuramente criticità nel progetto eseguito. Dovranno essere
valutate nel tempo. Raccoglieremo dati nel futuro per capire la
risposta all’ambiente di chi occuperà l’aula. Per ognuno del
gruppo – però - nella percezione in praesentia quella
è e sarà “l’aula che abbiamo fatto noi”.
Dire
grazie, a tutti voi, è riduttivo, ma
comunque: grazie di cuore. Siete stati fantastici. Speriamo anche noi –
in qualche modo – di aver lasciato...un segno.
 |
Sulla lavagna...che bel gesto!
|
Bibliografia
Gussoni,
M.,
Monticelli, G.,
Vezzoli,
A.,
(2006)
“Dallo stimolo alla sensazione”. Gorgonzola,
MI: Casa
Ed. Ambrosiana
Ronchi,
L.R., Rizzo, S., (2000, 2001, 2002, 2003) “La ricerca di
avanguardia vista dall’AIC nel terzo millennio”. Parte Prima.
“L’uomo
e l’ambiente”.
FI:
Fondazione “Giorgio Ronchi”
B&B
Colordesign, Bertagna,
G., & Bottoli, A., (2018) “Progettare
con il colore gli spazi di assistenza e cura”, workshop.
Monza
Bottoli,
A., Bertagna, G., (2009) “Perception Design”. Maggioli Editore
Mallgrave,
H. F. (2015). L’empatia
degli spazi. MI:
Raffaello Cortina Ed.
Pallasmaa,
J. (2014). L’immagine
incarnata.
PN: Safarà Ed.,
COBLIS,
www.color-blindness.com
Per tutto: si
ringrazia la Scuola Edile e l’arch. Marco Porini