COLORE/ABITARE

Spazi Abitativi




Lo spazio abitativo oggi ha cambiato dimensione: si è aperto all'esterno accogliendo strumentazioni informatiche e spazi di lavoro; si è conformato a modelli di vita non solo tradizionali (nuclei familiari), ma anche ad esigenze differenti di vita (single, coppie senza figli, famiglie aperte...); si sta sempre più connotando come luogo rigenerante e creativo a misura d'uomo.
Le persone cercano di trovare nella propria casa, non solo risposte funzionali, ma risposte a bisogni più profondi, legate alla voglia di vivere spazi consoni alle loro personalità. C'è chi cerca negli spazi domestici soprattutto la sicurezza e la protezione; chi il desiderio di sentirsi realizzato come essere umano; chi un momento di gioco e di espressività; chi la pace ed il relax; chi la convivialità e la comunicazione...
Sono tanti aspetti, che poi dovrebbero coesistere in uno stesso ambiente abitativo.

La casa dovrebbe essere simile a colui che la abita.

Abitare, quindi, come un "ri-conoscersi" negli spazi domestici. Spazi che nel tempo accolgono i gesti quotidiani, la crescita interiore di tutti gli abitanti, il continuo divenire e rapportarsi con se stessi, con gli altri, con l'ambiente attorno. Abitare, anche, come senso di "spiritualità", di bellezza e di armonia, poiché uno dei bisogni dell'uomo è l'armonia, l'equilibrio.

Tutti noi abbiamo pensieri, emozioni, sentimenti, desideri, volontà, bisogni; cerchiamo il nostro posto nel mondo, il nostro io e un luogo dove abitare per esprimerci per ciò che siamo, magari per rafforzare la nostra autostima. Forse non ce ne accorgiamo, ma interagiamo costantemente con i luoghi esterni (spazio occupato fisicamente) ed interni (spazi dell'anima).

Distanze, oggetti, direzioni e forme, materiali, luci, colori...divengono strumenti per creare la condizione ottimale di partenza dell'abitare e per trovare il giusto benessere nella casa.
Pensiamo al colore, l'elemento percettivo senza il quale il nostro corpo e la nostra mente non potrebbero ricaricarsi...

Una pianta senz'acqua può resistere più a lungo di quanto resisterebbe senza luce!

Abitiamo il corpo e attraverso di esso abitiamo le cose”
(Merleau-Ponty, 1995)




Abitare 


Il verbo abitare deriva dal latino habere, cioè stare, trovarsi, possedere, avere.

Abitare quindi significa "possedere lo spazio" ,appropriarsi di un luogo, trovarsi in quel luogo.

Si può abitare il proprio corpo, così come la casa, o il posto di lavoro, o qualsiasi altro spazio connotato da dimensioni, distanze, elementi di percezione, sensazioni, emozioni.

L'abitazione, intesa come dimora (la tana, il nido...), dovrebbe rispondere ai bisogni più estesi dell'uomo: non soltanto ai bisogni primari, collegati al fisico, ma anche a quelli psichici, emotivi, sensoriali.
La “casa”, diviene in senso più esteso il luogo ove rigenerarsi, ri-trovare il proprio sé e la risposta al bisogno di protezione, calore, intimità.


Abitare é, in realtà, un "sentirsi abitare". Come sostiene F. La Cecla: "Il dimorare è una condizione di partenza, quella dell'interiorità". Descrivere il proprio modo di abitare, vuol dire descrivere se stessi.

Parlare della casa è come parlare di sé, in quanto esiste un alto grado di identificazione in essa, nei suoi significati e nei valori affettivi che le vengono riconosciuti.

Per tali motivi progettare l'abitare richiede tempo, cura conoscenza e va compreso che basta poco, anche solo cambiare il colore alle pareti, per mutare il senso di un luogo. 


Intervenire su spazi da abitare  implica una conoscenza globale dello spazio e dei suoi componenti, proprio perchè si va ad agire sul benessere dell'uomo e sul rispetto per la persona nella totalità.

Diviene importante, quindi, saper ri-conoscere anche simboli e segni che appartengono allo spazio e che derivano dalla nostra storia di essere umani e dagli archetipi incontrati in tempi antichi. Forme, elementi, sensi, percezioni, orientamenti, fanno parte di un sistema configurato da simboli; sono, a volte, essi stessi dei simboli. Conoscerli non è un atto intellettuale fine a se stesso, ma uno strumento da usare per progettare consapevolmente uno spazio abitabile. Sapere che una forma tondeggiante è rilassante, può essere utile al progettista; avere anche la conoscenza del perchè il tondo rassicuri, dà modo di creare ambienti consoni a chi li vive, sapendo di aver compiuto un'operazione coscienziosa, onesta, giustificata.

Importante in tal senso avere un approccio progettuale integrato con discipline trasversali: quali la psicanalisi della casa, l'antropologia, la prossemica.Sicuramente con gli aspetti collegati alla percezione.



 















Abitare il progetto colore


La domanda che spesso viene rivolta al progettista, parlando di progetto colore all'interno di uno spazio abitativo, è: “Quale colore consiglia per la camera da letto? O per il soggiorno?...”

In realtà non è possibile rispondere con regole pre-confezionate, standardizzate che risulterebbero superficiali e riduttive. Innanzitutto non esiste “un colore adatto”, un colore “unico” collegato ad un preciso ambiente.

La scelta dei colori dipende da parecchi fattori collegati tra loro: bisogna valutare lo stato dell'arte dello spazio in questione dal punto di vista strutturale, formale, tipologico, percettivo; capirne le destinazioni d'uso; conoscere in modo approfondito la committenza per avere un quadro del vissuto e dei reali bisogni di chi abita quel luogo; sapere a livello soggettivo quali sono le preferenze cromatiche dei proprietari; non dimenticare mai che gli spazi vengono caratterizzati dal colore e si relazionano costantemente con chi li abita.

A questo punto è possibile individuare un concept colore che rispetti l'ambiente in modo biologico, rendendolo armonico, coerente, vivibile con qualità aggiunte.


La percezione dell'ambiente artificiale di cui il colore è parte integrante, è fondamentale per il benessere dell'uomo, benessere che deriva da un equilibrio “ecologico” che ha basi biologiche, istintuali, ma anche cognitive e culturali e che individua un dialogo tra l'essere umano e ciò che lo circonda.

Obiettivo del progetto cromatico nell'ambiente abitativo, è cercare di mettere a proprio agio chi vive il luogo casa, stabilendo una sorta di sintonia tra l'individuo e lo spazio attorno ad esso correlato.


A tal fine bisognerebbe proporre all'interno ciò che avviene all'esterno in natura (ambiente policromatico biologicamente conforme ai bisogni umani), dove i colori sono composti, variabili, mai piatti e si trovano cangianze cromatiche e luminose, con scostamenti tra piani di tinta.

Nello spazio artificiale dovrebbero comparire:


  • materiali con texture diverse, anche cangianti
  • illuminazione differenziata, emozionale, flessibile, evocativa
  • accostamenti di colori con diversa chiarezza, saturazione e/o tinta
  • scenografie e tagli cromatici capaci di rendere più naturale la percezione dello spazio
  • soffitti non bianchi, avvertibili in tal modo come un vuoto, ma colorati per formare suggestioni, collegamenti, dialoghi con il contesto
  • non ci dovrebbero essere monocromatismi esasperati (non esiste un solo colore adatto a...) ma coordinati naturali e variabilità di tinta

BOOK

Uno strumento utile per fermare i vari passaggi col committente e progettare insieme un percorso è il BOOK CASA. 
Un semplice testo/quaderno usato come interfaccia, sul quale le persone coinvolte possono ripsondere liberamente a diversi input e far nascere insieme al progettista il proprio nuovo senso dell'abitare.

Mediante questo strumento è possibile definire, oltre i bisogni, i reali desideri, passando attraverso aree cognitive ed affettive.

Il viaggio insieme al proprio book è l'occasione per ri-trovare se stessi, giocando con la ri-scoperta di mondi sensoriali, percettivi ed emozionali.



ABITARE E SIMBOLOGIA

FORME SIMBOLICHE



Tutti i giorni viviamo a contatto con simbologie (forme e colori, ritmi e suoni) che sappiamo riconoscere poiché derivano da immagini primordiali appartenenti ad un nostro antico vissuto e quindi al nostro inconscio.

I simboli risultano fondamentali in quanto, essendo parte della nostra psiche, possono interagire con essa ed influenzarci.

I simboli come i ritmi (battito del cuore, ritmi tribali) sono capaci di dare vita ed espressività.



Spesso non ci poniamo neppure il perché di determinate scelte formali, strutturali, decorative per l’ambiente in cui abitiamo; in realtà sapere che, per esempio, la linea curva è più rassicurante di un angolo vivo, può essere un aiuto nella creazione di ambientazioni adatte alla nostra personalità e al nostro benessere.

Le forme forniscono un’informazione rapida alla sensorialità. Quando si vede una forma semplice, ad esempio una superficie circolare scura, essa viene rapidamente percepita e riconosciuta.



Gli elementi che compongono formalmente la casa, derivano dal linguaggio universale degli archetipi e dei simboli, i quali appartengono all’intera umanità da quando è comparso l’uomo.

La casa all’inizio si costruì su tre archetipi: il cerchio, il quadrato e il triangolo. In essa si trova inoltre la croce, data dall’incontro “verticalità/orizzontalità”.

Il cerchio e il quadrato compaiono spesso nelle varie culture anche nella disposizione dell’insediamento umano.

Lo spazio circolare insiste sulle dimensioni più intime e segrete, è rivolto verso l’interno, segno di pace e di sicurezza. Esso è infatti “l’utero” per antonomasia; è il recinto sacro e quindi la femminilità, la “grande madre” simbolo della creazione e della riproduzione.

Lo spazio di cinta rettangolare o quadrato pone l’accento sulla difesa dell’integrità interiore e quella fisica.




Secondo Oliver Marc esistono sette segni essenziali che de sempre mettono l’uomo in relazione all’universo: il quadrato, il cerchio, il triangolo, la croce, la spirale, i punti e le onde.

Le onde rappresentano le leggi cosmiche. Con i piccoli punti, le onde e la spirale i primitivi traducevano graficamente le leggi universali, esprimendo “la pulsione vitale” esistente in natura. Pare che i grafici tracciati servissero all’uomo di tanto tempo fa, a convincersi di appartenere all’universo, superando così l’angoscia dell’ignoto e dello sradicamento dalla terra.

Rievocare i ritmi della natura è un mezzo per l’uomo di collegarsi ad essa; ogni forma diviene un “riflesso dell’anima” umana.

La goccia, per esempio, è l’espressione archetipica più perfetta della fase intermedia tra il cerchio e il triangolo.

“Di essenza sferica, la goccia si stacca dall’acqua-Madre e, quasi esitando a separarsene, perde la forma originaria per presto rinascere alla sua rotondità primitiva. Si potrebbe dire che nella caduta la goccia si ricordi della sua sfericità” (O. Marc)





IL QUADRATO

Rappresenta l’uomo e anche la terra alla quale egli appartiene.

Trasmette l’idea della chiarezza, della stabilità, della razionalità, della chiusura. E’ simbolo di materialità, pesantezza, rigore.
Ricorda la casa, il recinto, il paese (vedi per esempio le incisioni rupestri e le antiche scritture). E’ statico se posto su un lato e dinamico se posto su un vertice. E’ collegato alla terra e allo spazio. E’ stato l’elemento base per misurazioni e proporzioni nelle città antiche.

Il quadrato “è il simbolo della terra, in opposizione al cielo. E’ una figura antidinamica, ancorata sui quattro lati. Rappresenta l’arresto o l’istante isolato. Il quadrato implica l’idea di solidificazione. Mentre il movimento scorrevole è circolare e rotondo, l’arresto e la stabilità sono associati a figure angolose, con linee dure e a sbalzi. Molti spazi sacri hanno una forma quadrangolare: altari, templi, città e accampamenti militari. Spesso questo quadrato è inscritto in un cerchio, sommità di una collina rotonda, come per gli accampamenti e per i templi, oppure in fondo a un cerchio di colline, come Roma. Il cubo, ancora più del quadrato, è il simbolo della solidificazione, della stabilità e dell’arresto dello sviluppo ciclico perché fissa lo spazio nelle sue tre dimensioni.” (Dizionario dei simboli).




IL CERCHIO

Indica l’aspetto essenziale della vita, la sua complessiva e definitiva globalità. E’ unità, simbolo dell’assoluto, immagine dell’universo. E’ il segno dell’armonia.

Riconduce all’idea della continuità, del movimento, dell’eternità e della perfezione. E’ il principio del femminile materno. Dà sensazioni di distensione, costante dinamicità e sicurezza.  E’ il simbolo della totalità e la sua forma esprime pienezza ed armonia. Secondo Jung simboleggia il Sé e la totalità della psiche. Alle origini della scrittura il segno del cerchio risulta essere presente in quasi tutti gli alfabeti o ideogrammi. E’ simbolo del tempo.

“Il cerchio è innanzitutto un punto esteso e partecipa della sua perfezione. Così il cerchio e il punto hanno delle proprietà simboliche comuni: perfezione, omogeneità, assenza di distinzione o di divisione…Il movimento circolare è perfetto, immutabile, senza inizio né fine, né variazione. Ciò fa si che possa rappresentare il tempo il quale, a sua volta, può essere definito come successione continua e invariabile di istanti tutti identici gli uni agli altri. Il cerchio è la figura dei cicli celesti - soprattutto delle rivoluzioni planetarie – e del ciclo annuale rappresentato dallo Zodiaco. E’ caratteristico della tendenza espansiva ed è il segno dell’armonia; per questo le norme architettoniche sono spesso stabilite sulla divisione del cerchio. La forma primordiale non è tanto il cerchio, quanto la sfera (…).” (Dizionario dei simboli).




IL TRIANGOLO

E’ collegato all’idea dell’energia, dell’instabilità, della difficoltà e aggressività. A volte di pericolo. E’ la forma archetipica del “superamento”, per ritrovare l’unità “in alto”.

E’ simbolo del pensiero. Il triangolo equilatero è sinonimo di equilibrio strutturale.


Molto spesso la conformazione triangolare la si ritrova in natura, nei vegetali o nella struttura dei minerali. Le Piramidi egizie sono l’esempio più noto dell’uso del triangolo in architettura.




LA CROCE

E’ il simbolo della totalizzazione spaziale e della condizione umana.

E’ l’unione dei contrari e si trova nella tradizione mitica degli antichi messicani, nel geroglifico egizio relativo all’idea di città, nell’incrocio ortogonale.

In effetti non è un simbolo esclusivamente cristiano. La si trova anche in Cina e a Creta. Rappresenta la terra. Rappresenta l’orientamento (i quattro punti cardinali) e corrisponde al concordarsi dei tre orientamenti nell’uomo: animale, spaziale e temporale.




LA SPIRALE

Esprime espansione, estensione, sviluppo, continuità ciclica in progresso. E’ la crescita perfettamente armonica (sviluppo della sezione aurea). In natura è facilmente riconoscibile (vegetali, conchiglie, ecc.).

E’ simbolo di evoluzione se la si guarda in partenza dall’origine e d’involuzione se la si considera orientata verso il centro.

Anche questo simbolo lo si può ritrovare in tutte le culture.



IL MANDALA

E’ un insieme di figure circolari e quadrate con un simbolismo floreale e labirintico; il termine stesso significa CERCHIO e rappresenta il “riposo autosufficiente nella profondità”.

I mandàla raffigurano il cosmo nelle sue relazioni con le potestà divine e la globalità della psiche (o sé). Risalgono all’età neolitica, sotto forma di incisioni dette “ruote solari”.

Nelle arti figurative dell’India e dell’Estremo Oriente il cerchio a 4 o a 8 raggi è lo schema usuale delle immagini religiose usate come strumenti per la meditazione. Di notevole importanza sono i mandàla nel lamaismo tibetano.

Il cerchio astratto figura anche nei disegni zen; simboleggia in tal caso l’illuminazione, la perfezione umana. Il mandàla si trova anche nell’arte cristiana in Europa; si pensi per esempio ai rosoni delle cattedrali, ove il simbolo diviene il sé umano trasposto su un piano cosmico.

In architettura esso svolge un ruolo di grande importanza; si trova come motivo di base nelle piante degli edifici presso quasi tutte le civiltà e costituisce la struttura per ideare i piani di città classiche, medievali e moderne. Sia nel mondo classico, che primitivo, l’uso del mandàla nei piani di fondazione, non era dovuto a motivazioni economiche o estetiche; esso rispondeva ai bisogni spirituali dell’uomo (la città diveniva un elemento collegato al cosmo). Le città, così come la singola fortezza o il tempio, divengono simboli della psiche (immagine archetipe) e in tal modo hanno influenza sull’uomo che vive in quel luogo, o che per quel luogo passa.



LE FORME E I LUOGHI DELL’ABITARE



SOGLIA. Corrisponde all’archetipo del passaggio e della trasformazione. E’ il confine tra il dentro e il fuori; il segno dell’ingresso nella zona privata. Al di là della soglia, cioè, qualcosa cambia e chi sta entrando sa che “dall’altra parte” l’atteggiamento sarà diverso da quello che esiste “fuori”.

Il termine soglia deriva dal latino solea, cioè “suola del sandalo”, Indica perciò quella parte della scarpa che entra in relazione con un diverso elemento: il suolo. La soglia è lo spazio del cambiamento.



CERCHIO-CENTRO. Il cerchio e la sfera (cupola) corrispondono al contenuto archetipico della difesa, della maternità e del mondo. Hanno significato di raccoglimento (il calore di trovarsi, ad esempio, attorno ad un focolare) ed unione.

La forma, del resto, influenza le relazioni: il tavolo rotondo favorisce la comunicazione, mentre un tavolo rettangolare con sei posti, la frammenta.

L’ambiente centrale della casa, proprio per tale motivo, dovrebbe avere caratteristiche tali da favorire la comunicazione e la socializzazione.



RECINTO. E’ rappresentato dalle mura perimetrali. Corrisponde all’archetipo della difesa.



La SPIRALE. E’ espressione di una delle prime percezioni che l’uomo ha avuto dell’intero universo. Essa cresce secondo lo stesso principio simbolico del labirinto e degli elementi naturali (conchiglie…). Ricorda l’atto del raccoglimento (gatto); corrisponde, perciò, nella casa al bisogno di uno spazio proprio ove raccogliersi, auto-proteggersi, ritrovarsi.



La SCALA. Rappresenta la connessione tra piani diversi. (Stadi della nostra personalità. Strati della psiche.) Corrisponde alla necessità che l’uomo ha avuto di “salire”, cioè ergersi per trovare la postura eretta.



La BARRIERA VERTICALE. E’ il muro o parete e corrisponde all’archetipo della separazione e dell’unione.



La BARRIERA ORIZZONTALE. E’ la copertura. Corrisponde all’archetipo del rapporto con la sfera celeste, alla divisione-unione dell’uomo rispetto a Dio. (Il tetto sopra la testa).



L’ATRIO. A secondo di come è progettato, si ha una diversa percezione dell’intero alloggio. L’atrio buio, che funge da filtro tra l’esterno e l’interno, è un segno di non totale apertura verso chi sta entrando, da parte di chi riceve.

L’atrio inesistente in un open-space, è più ricco di messaggi e indica la volontà di chi vive nella casa, di accogliere chi entra, rendendolo partecipe del proprio vissuto. Da tener conto però, che comunque l’atrio, anche solo mediante semplici elementi decorativi, deve essere evidenziato, in quanto zona di “preparazione” e di “passaggio” da uno stato all’altro.

L’atrio dalle forme curve favorisce il senso di accoglienza. La linea curva invita ad entrare, perché ricorda la sensazione del “rifugiarsi” e quindi della protezione..

L’atrio a forma pentagonale dà disagio se entrando si ha frontalmente l’angolo, poiché in tal modo lo sguardo cerca spontaneamente di sfuggirgli.

Se però si entra dall’angolo, si avranno di fronte tre pareti, due delle quali aperte in maniera da creare una specie di abbraccio accogliente.



PSICANALISI DELLA CASA



Per la psicanalisi la casa è il simbolo dell’organo femminile e della caverna. Essa è considerata come l’immagine del nostro intimo.

L’individuo la percepisce come nido = ACCOGLIENZA, CALORE, SICUREZZA e come guscio = MISTERO, MERAVIGLIA, SEGRETI, MEMORIA.

Come per l’uomo, esiste nella casa un continuo dualismo tra elementi simbolici, derivanti proprio dal carattere ambivalente della caverna: la casa ha valore di protezione, intimità, sicurezza (caverna come riparo sicuro), ma è anche legame, dipendenza, chiusura, separazione (caverna come luogo minaccioso ed oscuro ).

Inoltre nella casa si trova sia la cantina, simbolo dell’irrazionalità, luogo oscuro, pauroso e sotterraneo, sia la soffitta, simbolo della razionalità, luogo ove si trova la chiarezza, la pace della solitudine.



Se si analizzano i simboli spaziali e le strutture a livello antropologico, si nota come sussista una corrispondenza tra essi , le varie parti del corpo e le strutture della casa. (Vigna-Alessandria)

I principali simboli identificati sono:



La verticalità – ascesa. E’ un mito, quello dell’ascesa, che è stato espresso nel tempo attraverso la costruzione di oggetti verticali isolati: piramidi, tumuli funerari, altari, obelischi, torri, colonne. La verticalità indica lo sradicamento dalla terra, l’elevazione dell’individuo dentro sé, il bisogno ascensionale dell’anima.



L’antro – discesa. La discesa è un rientro, un ritorno, il ritorno simbolico nel ventre materno. Ad essa appartengono anche i luoghi oscuri, gli spazi sotterranei: la grotta, la caverna, i cunicoli, le catacombe, le fogne. Queste sono le zone associate all’introversione.



Il labirinto. I labirinti erano i luoghi ove si svolgevano i riti d’iniziazione, o la sepoltura dei morti, erano quindi luoghi sacri. Anche il simbolo del labirinto ha un carattere ambivalente: “ (…)esprime l’angoscia e il dubbio, la confusione, il timore e la morte (…) è ambiguità.” (P. Coppola Pignatelli), è però sensualità, segreto, ricerca del gioco, fantasia, aspettativa.



Il passaggio. Varcare la soglia significa passare da uno stato d’animo all’altro.

Il passaggio è collegato al recinto, il quale divideva anticamente lo spazio sacro da quello profano. Esso ha lo scopo di tutelare, ancora oggi, il “profano” dal pericolo di essere invaso.



Il fuoco. Da sempre le civiltà hanno usato il focolare per nutrirsi, scaldarsi, illuminarsi e raccontarsi. Lo spazio del focolare è quello centrale, simbolico riferimento al cosmo.



Il giardino. Fa parte della nostra immagine interiore al punto che, se non c’è, si risente della sua mancanza. Ne sono testimonianze i terrazzi coi balconi fioriti e le piante negli appartamenti. Il verde naturale ha un valore di rigenerazione sia a livello fisico che psichico. Inoltre simbolicamente ricorda la continuità della vita.


L’INFINITO


L’infinito è un simbolo ricorrente nelle forme naturali (fiori, semi; nozione di ciclo e di continuità del sole che spunta, si alza e ridiscende in una ruota senza fine; disegni a spirale; onde; ecc.) e nella rappresentazione grafica di concetti (l’infinito matematico; lo yang-yin).



Yang-yin. E’ un simbolo di origine cinese, vecchio di più di tremila anni, che rappresenta l’unità formata dall’equilibrio di due forze opposte, uguali e contrarie.

Queste due forze sono costituite graficamente da due parti, una bianca e una nera, che ruotano in senso opposto all’interno di un disco. Dall’equilibrio di tali forze nasce la vita: lo Yang è la forza positiva maschile, attiva e la si trova nella siccità, nel calore, nella durezza, nel cielo, nella luce, nel sole, nel fuoco; lo Yin è il principio negativo femminile presente in ogni cosa passiva, come il freddo, l’umido, il soffice, il misterioso, il segreto, l’evanescente, il torbido, l’inattivo, è la terra e l’acqua.

Anche per gli occidentali questo simbolo ha una forte riconoscibilità; esso rappresenta l’equilibrio degli opposti, la presenza del bianco e del nero nella natura stessa e nell’uomo.



Se le due parti dello Yng-Yin vengono separate, si ottiene una forma ad “esse”, che a sua volta scomposta dà vita alla conformazione dell’infinito. (Vedi schema ).





Le simbologie si intrecciano, si uniscono tra loro, si generano una con l’altra, una nell’altra.

Ogni forma complessa in natura è il risultato dell’unione armonica di piccole parti; così come rappresentazioni simboliche articolate, non sono altro che la somma di simboli base.







SPAZI PRIVATI/PUBBLICI
La parola abitare…significa qualcosa di più che l’avere un tetto sulla testa e un certo numero di metri quadrati a disposizione.
Per prima cosa, significa incontrare altri esseri umani per scambiare prodotti, idee e sentimenti, ossia per sperimentare la vita come moltitudine di possibilità. In secondo luogo, significa mettersi d’accordo con alcuni di loro, ossia accettare un certo numero di valori comuni. E infine, significa essere se stessi, ossia scegliere un piccolo mondo personale. Possiamo chiamare queste tre forme: abitare collettivo, abitare pubblico, abitare privato.
La parola abitare comprende anche i luoghi creati dall’uomo per mettere in opera le tre forme. La città e il suo spazio urbano sono stati sempre il forum dell’abitare collettivo. L’edificio pubblico ha rappresentato la piattaforma dell’abitare pubblico.
Mentre la casa è stata sempre quel ritiro privato in cui l’individualità poteva prosperare.
Assieme, città, edificio pubblico e casa costituiscono un ambiente totale. Questo ambiente è però sempre in rapporto con quel che viene dato, ossia con la natura, che nel nostro contesto significa soprattutto il paesaggio con le sue caratteristiche sia generali che particolari. Abitare quindi significa fare amicizia anche con un luogo naturale.
Quando l’abitare è compiuto, l’aspirazione umana all’appartenenza e alla partecipazione è raggiunta.
Possiamo anche dire che l’abitare consiste di orientamento e identificazione. Dobbiamo scoprire dove siamo e chi siamo, affinché la nostra esistenza acquisti significato. Orientamento e identificazione si raggiungono tramite lo spazio organizzato e la forma costruita, cioè, tramite l’architettura.”
(C. Norberg-Schulz, “Introduzione” di “L’abitare. L’insediamento, lo spazio urbano, la casa”, MI, 1984)




Sappiamo, dopotutto, individuare dove inizia e dove finisce uno “spazio privato” o uno “spazio pubblico”? Se ci appare evidente che un ambiente come un bar, per fare un banale esempio, è un luogo pubblico e una stanza della propria casa è uno spazio privato, meno evidente risulta il fatto che nello stesso bar il creare un proprio “territorio” (identificabile con l'area tavolo - sedia) significa in effetti creare una “privatizzazione”. All’interno dello spazio tavolo-sedia si fanno azioni private, come chiacchierare con un amico, o leggere, cibarsi, rimanere soli coi propri pensieri… E nella casa si invitano conoscenti, a volte persone legate al mondo del lavoro; si rende pubblico ciò che è privato mediante una rete di relazioni, di interfaccia con il resto del mondo, con il “fuori” che entra nel domestico. Il limite privato/pubblico non è così facilmente identificabile, poiché i due concetti mutano col mutare delle relazioni e delle azioni che si compiono in quel dato luogo. Il senso di vivere una piazza non è un semplice atto pubblico di stare nel “fuori”; è legato all'”abitare” i luoghi, al renderli propri, al “privatizzarli” , forse anche solo per il fatto di essere lì, in quel preciso momento, con la propria storia personale.




CREATIVITA'

Il conoscere che una cosa può essere anche un’altra cosa, è un tipo di conoscenza legata alla mutazione. La mutazione è l’unica costante della realtà: tutto cambia (è stato detto da molti).” (B. Munari)


Abitare e vivere la casa, significa anche vivere coi gesti, i movimenti, le azioni, ciò che abbiamo attorno a noi. Poniamo, a volte, poca attenzione nei confronti dei nostri comportamenti e i gesti che divengono normalissime abitudini non ci stupiscono più al punto di non trovarli interessanti. Basta, però, soffermarsi per poco su tale “normalità” per scoprire mondi diversi e nuove possibilità di azione.

Cose semplici come una scala o un cambiamento di livello entrano nell’Ordine dei Sogni. Esse conformano le azioni in maniera evidente e impregnano la casa di movimenti e di gesti che per noi hanno un significato particolare. Queste cose limitano specificamente il modo, la rapidità e lo sforzo con cui ci muoviamo; così facendo esse ci mostrano il modo in cui ognuno di noi immagina se stesso. Cose su cui camminare, stare in piedi e sedersi determinano in larga misura la dignità e la casualità dei nostri gesti di ogni giorno, l’atteggiamento disinvolto o rigido con cui affrontiamo i vari eventi della giornata. Queste influenze permeano ogni cosa, ma ben di rado ce ne accorgiamo. (…)

Di solito è lo spazio che fa un luogo, quello che noi chiamiamo l’aria tra gli oggetti. Gli indiani, si dice, chiamano questo opportunità per un evento, un bel modo per esprimere il concetto.”

(C. Moore, G. Allen, D. Lyndon, “Luogo e abitazione”, in Lotus, 8, 1974)


Strutture, spazi, oggetti, elementi, interagiscono con l’uomo e viceversa, anche nel caso di componenti essenzialmente rigide, come i muri perimetrali. Una parete, infatti, viene percepita e quindi “utilizzata” in modo diverso, a secondo del bisogno di chi la “vive”. Pur essendo inamovibile su di essa si possono, o meno, porre elementi flessibili, colori, texture, si possono aprire varchi, collocare illuminazioni, appoggiare arredi, creare quinte di verde naturale per riproporre giardini, etc. Su di essa l’individuo agisce e con essa compie scambi.

La flessibilità, il mutamento, sono uniti al concetto di creatività. Intervenire anche minimamente nella propria casa, porta solo benefici. “(…) la nostra creatività porta corrispondenza di risultati sia per le nostre esigenze psichiche che per i nostri vantaggi pratici sul piano simbolico e nell’uso quotidiano” (G. Rizzi, “Psychouse”).
Flessibilità e creatività sono proprie di chi, non schiavo di rigidità e preconcetti, si pone domande in libertà, si guarda attorno per notare anche i particolari, ricerca soluzioni alternative rielaborando realtà strutturate, rinuncia a prendere in considerazione solo le impostazioni dominanti. Cerca di essere ciò che è, senza lasciarsi influenzare da schemi, mode o tendenze spersonalizzate. L’individuo creativo sceglie.
Oggetti, arredi, strutture nella propria casa possono essere usati alternativamente, ritrovando così la gioia del gioco, stimoli, fantasia, antiche emozioni.


C’era una volta il Sig. Pino.

Il Sig. Pino viveva nella sua casa, dove oramai dava tutto per scontato: scontati erano gli spazi, gli oggetti di cui ogni giorno usufruiva, solite le luci che meccanicamente accendeva o spegneva, e via di questo passo.

Una domenica pomeriggio decise di pulire e riordinare i ripiani più alti della sua “solita” libreria, che davvero era in disordine! Andò a prendere la “solita” scaletta e la portò in soggiorno; la aprì di fronte alla libreria; salì gli scalini, arrivò in cima e munito di stracci cominciò a pulire e sistemare.

Lavorò e pulì e riordinò…

Ad un certo punto si sentì proprio stanco; appoggiò stracci e libri sullo scaffale e si sedette…sulla scaletta. Si appoggiò ai sostegni di metallo e si abbandonò esausto.

Senza pensieri iniziò a vagare con lo sguardo tutt’attorno alla stanza…



Ma…non avevo MAI guardato la stanza da questo punto di vista!! Da quest’angolazione è MOLTO diversa. Mi viene un dubbio: da quante differenti angolazioni potrei OSSERVARE la stanza? E l’intera casa? Provo a spostare la scaletta da un punto all’altro del locale e mi DIVERTO a guardare ogni particolare. Questa scala sta diventando il mio ponte d’osservazione.

Un grande sgabello sul quale posso giocare, riposarmi e “vedere il mio modo di abitare”.









Bibliografia (alcuni testi)


O. Marc, "Psicanalisi della casa", Red, Como, 1996
E. T. Hall, "La dimensione nascosta", Bompiani, MI, 1996
D. Vigna, M.S. Alessandria, “La casa tra immagine e simbolo”, UTET, TO, 1996
P. Coppola Pignatelli, “Spazio e immaginario”, Officina Ed., Roma, 1982
F. La Cecla, L. Vitone, “Non è cosa “, “Non siamo soli”, Elèuthera, MI, 1998
G. Rizzi, “Abitare Essere e Benessere”, LED, MI, 1999
G. Rizzi, "Abitare ed Essere", Led, MI, 1996
G. Rizzi, "Architettura degli Interni e Psicologia", Ad Acta, MI, 1999
R. Gatti, G. Rizzi, “Psychouse”, Spiegel, MI, 1996
T. di Tiavea, “Papalagi”, Millelire Stampa Alternativa, Roma-Viterbo,1992
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